Oggi l’addio di Paglieta all’artista ucciso

23 Marzo 2019

Omicidio di Roma: alle 16 il funerale del 55enne Ranieri. Il papà Filomeno: indagini a buon punto

PAGLIETA. È il giorno dell’addio a Umberto Ranieri, l’artista 55enne ucciso da un pugno in volto a Roma. Dalla Capitale il feretro arriva direttamente oggi a Paglieta per le esequie fissate alle 16 nella chiesa parrocchiale di Maria Santissima Assunta, in centro. Dopo l’esame autoptico, eseguito giovedì, la salma è stata riconsegnata alla famiglia. Ieri papà Filomeno era ancora in giro a sbrigare le pratiche per riportare a casa la salma del figlio, deceduto mercoledì dopo tre giorni di agonia all’ospedale San Giovanni Addolorata di Roma. Chi lo ha ucciso, brutalmente e senza motivo, è ancora a piede libero, anche se le indagini condotte dai carabinieri della compagnia Casilina sembrano aver imboccato la strada giusta.
«I carabinieri mi hanno assicurato che si trovano a buon punto», conferma al telefono, da Roma, Filomeno Ranieri, «hanno preso a cuore la vicenda di Umberto. Anche se è difficile far parlare qualcuno che ha visto quello che è successo domenica nella piazza». A largo Preneste, periferia est della capitale, Umberto Ranieri era molto conosciuto, lo chiamavano “il professore”. Artista multimediale, il 55enne abitava nelle vicinanze e spesso si fermava nella piazzetta con le panchine a fumare o a leggere. Anche domenica scorsa, dopo le 19, era lì. Lo hanno visto parlare con un gruppo di quattro giovani, tra cui due donne, tutti tra i 20 e i 30 anni. Fino a quando uno dei ragazzi gli si è scagliato contro colpendolo in pieno volto con un pugno, che gli ha fracassato le ossa nasali e lo ha fatto stramazzare a terra. Nella caduta l’artista ha battuto violentemente la testa e tre giorni dopo è morto. Un’aggressione ritenuta non premeditata e forse scatenata da un rimprovero dell’artista ai ragazzi, che si sono dati alla fuga quando Ranieri era a terra e privo di sensi. I carabinieri avrebbero un identikit sommario dell’assassino: 25 anni, di carnagione chiara e straniero, probabilmente romeno. Gli investigatori avrebbero avviato anche uno screening delle utenze telefoniche che si trovavano nella zona domenica pomeriggio, agganciate alla cella più vicina a largo Preneste. Nella piazza gli amici dell’artista, che si faceva chiamare Nniet Brovdi, hanno lasciato fiori, candele e nastri colorati attorno alla macchia di sangue che testimonia l’orrore di una morte senza senso. Oggi a Paglieta in tanti si stringeranno al papà Filomeno, alla mamma Anna, agli zii e ai cugini che chiedono giustizia per Umberto.
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