Olivicoltura, D’Amico: superare le Dop

21 Gennaio 2015

Il presidente di Copagri: mettiamo insieme le realtà produttive per sviluppare politiche di sostegno

LANCIANO. Crisi del comparto olivicolo abruzzese: la Copagri scrive all’assessore regionale all’Agricoltura, Dino Pepe, sull’avanzata richiesta di “stato di calamità naturale” per il comparto olivicolo.

«La delibera di giunta 870 adottata dal governo regionale lo scorso 23/12/2014», scrive Camillo D’Amico, presidente vicario della Copagri Abruzzo, «ha dato una risposta alla gravissima crisi nel comparto olivicolo ed oleario nell’annata agraria passata. È stata una risposta che potrà avere qualche risultato concreto solamente se ci saranno disponibilità finanziarie nell'ambito del Fondo nazionale di solidarietà presso il ministero delle Politiche agricole con il pericolo che i beneficiari saranno pochi e l’elargizione delle risorse a rimborso insufficienti e tardivi. Il meccanismo complesso per la determinazione della stima dei danni ha poi fatto sì che il numero di potenziali aventi diritto si sia ridotto ulteriormente. Ovviamente», continua D’Amico, «il comparto olivicolo è stato quello decisamente il più danneggiato ma, la politica e le istituzioni hanno il dovere di guardare avanti e non girarsi sempre dietro. Chiediamo all’assessore di intraprendere una decisa azione tesa ad aggregare e semplificare perché solo unendo e concentrando le produzioni sarà possibile sviluppare incisive politiche di tutela, sostegno e promozione. Il comparto vitivinicolo è quello dove questo è necessario e non più rinviabile ma anche in quello olivicolo è più urgente che mai; a nostro avviso vanno superate le tre Denominazioni di origine protette (Dop) oggi presenti nella nostra regione: “Colline Teatine” a Chieti, “Aprutino Pescarese” a Pescara e “Colline Petruziane” a Teramo, per crearne una nuova che abbracci l'intero territorio con un disciplinare snello ed efficace che favorisca l’adesione di molte aziende olivicole e la successiva possibilità di godere anche dei finanziamenti ivi previsti nella nuova Pac 2014/2020 per le aziende che vi aderiranno».

Sulla vicenda è intervenuto Mauro Febbo (Fi), presidente della Commissione di vigilanza del consiglio regionale. «D’Amico», sostiene Febbo, «ignora i termini della questione e del meccanismo per la determinazione della stima dei danni. Questo perché non ha letto né la delibera di giunta del 23 dicembre per la richiesta dello stato di calamità, né il comunicato inviato ieri da me e dal capogruppo Sospiri in cui abbiamo sottolineato come i Sipa provinciali abbiano usato metri di valutazioni diversi l’uno dall’altro per arrivare ad attestare il danno aziendale, superiore al 30%, per far scattare il riconoscimento. Un lavoro che riteniamo inadeguato in quanto sbagliato in partenza: i Sipa dovevano essere attivati in maniera diversa e i conteggi andavano fatti Comune per Comune. D’Amico», conclude Febbo, «dovrà spiegare ai suoi associati dei 104 Comuni della provincia come mai nessuno è rientrato nell’elenco proposto dal suo collega di partito. Chiaramente sarà mia premura far girare nel mondo agricolo il suo comunicato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA