Omicidio D'Elisa, Di Lello condannato a 30 anni

24 Marzo 2017

Il panettiere evita l'ergastolo richiesto dal pm grazie al rito abbreviato e dovrà risarcire alle parti civili 40 mila euro a testa

LANCIANO. Trent'anni. Questa la condanna inflitta dai giudici della Corte d'Assise di Lanciano a Fabio Di Lello, 34 anni di Vasto, colpevole di aver ucciso con tre colpi di pistola l'1 febbraio scorso Italo D'Elisa, di 22 anni. La pubblica accusa, rappresentata dal procuratore della Repubblica di Vasto Giampiero Di Florio, aveva chiesto per lui la condanna all'ergastolo. Grazie al rito abbreviato, l'ex calciatore e panettiere ha evitato l'ergastolo ma non il massimo della pena con isolamento. Inoltre Di Lello dovrà risarcire con 40 mila euro a testa le parti civili costituitesi in dibattimento, ovvero i genitori e il fratello della vittima. La lettura della sentenza da parte del presidente, giudice Marina Valente, è avvenuta poco dopo le 13.

Nelle udienze precedenti il fornaio aveva chiesto perdono. Per il procuratore non ci sono scuse che tengono: il suo è stato un omicidio volontario premeditato che va punito con l'ergastolo. Momento chiave del processo la proiezione del video che, per l'accusa, dimostra tutta la premeditazione dell'omicidio. I due non si parlano, non c'è la provocazione di D'Elisa a Di Lello che avrebbe spinto quest'ultimo a uccidere, come sostenuto dai legali del fornaio Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni. «Abbiamo ricostruito il fatto in aula anche con slide e video» dice il procuratore Di Florio «e riteniamo che questi dimostrino la premeditazione, la minorata difesa e anche il porto abusivo d'armi». Acquisiti anche i tabulati telefonici del fornaio e di D'Elisa. In quelli di Di Lello non emerge la presunta chiamata fatta al fornaio da parte di qualche amico che lo avrebbe avvisato della presenza di Italo al bar. «Non esiste la telefonata» taglia corto il procuratore «Di Lello non è stato avvertito da alcuno quando Italo D'Elisa è giunto al bar. Conosceva le abitudini di vita del giovane ucciso». Altro elemento che per l'accusa giustifica la premeditazione e quindi la richiesta dell'ergastolo. Tutto era stato studiato da Di Lello che dopo aver visto Italo, e averlo riconosciuto, senza dire una parola è tornato in auto, ha preso la pistola calibro 9, acquistata mesi prima, e ha sparato 4 colpi, tre dei quali hanno colpito e ucciso Italo. «Ho chiesto alla corte che non vengano concesse le attenuanti generiche» chiude Di Florio. Premeditazione che c'è anche per gli avvocati di parte civile, il legale Pompeo Del Re che rappresenta i genitori di Italo, Angelo e Diana D'Elisa e i nonni, e l'avvocato Gianrico Ranaldi che rappresenta il fratello minore Danilo e gli zii paterni, Luca, Andrea e Alessandro. Nell'udienza precedente Di Lello aveva parlato del suo amore per Roberta, la moglie investita e uccisa da D'Elisa il 1° luglio 2016. La donna - lo ha ribadito Di Florio in aula -, non era incinta, non aspettava un bambino. Oggi l'ultimo atto: Di Lello è stato condannato a 30 anni di reclusione.

I legali di Di Lello: faremo ricorso. «Il processo lo iniziamo ora. Leggeremo le motivazioni della sentenza che sarà depositata fra 90 giorni e faremo appello con la stessa strategia. Non commentiamo mai le sentenze, ma le impugniamo». Così gli avvocati difensori di Fabio Di Lello, Pierpaolo Andreoni e Giovanni Cerella. «Alla lettura del dispositivo Fabio ci ha abbracciati e si è sfogato con un pianto liberatorio. Forse ha capito la portata del suo gesto e in pochi secondi ha rivissuto sette mesi di dolore, iniziati con la morte della moglie Roberta Smargiassi. È un ragazzo di 34 anni incensurato che per la prima volta ha visto un'aula di tribunale e nel modo più pesante». Nel dispositivo di sentenza, oltre alla condanna a 30 anni di reclusione, Di Lello è stato condannato all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e a tre anni di libertà vigilata al momento della fine della pena detentiva. Infine, al pagamento delle spese processuali alle parti civili. La Corte d'Assise ha posto sotto sequestro la pistola calibro 9 con la quale il primo febbraio scorso ha ucciso Italo D'Elisa.

I legali di D'Elisa: la giustizia si fa in tribunale. Quali parti civili ammesse al risarcimento danni, in via provvisionale, di 40 mila euro ciascuno, i genitori e il fratello di Italo D'Elisa erano patrocinati dagli avvocati Pompeo Del Re e Gianrico Ranaldi. Questi ultimi hanno commentato: «Continuiamo ad avere fiducia nelle istituzioni perché in uno Stato di diritto è importante che la giustizia la faccia un tribunale e non che si possa fare da sé. Questo ha sempre pensato la famiglia D'Elisa e questo emerge anche dal dispositivo letto. Riteniamo che questa sentenza riconosca gli elementi di imputazione che hanno fatto giustizia. La difesa ha diritto di fare appello».