Omicidio di Casoli, a marzo la decisione sull’estradizione

CASOLI. Si conoscerà tra quattro mesi la decisione della Westminster Magistrates’ Court sull’estradizione in Italia di Michael Whitbread, il settantaquattrenne inglese accusato di aver ucciso con...
CASOLI. Si conoscerà tra quattro mesi la decisione della Westminster Magistrates’ Court sull’estradizione in Italia di Michael Whitbread, il settantaquattrenne inglese accusato di aver ucciso con sette coltellate alla schiena la compagna Michele Faiers, di otto anni più giovane, nella loro villetta di Casoli, in contrada Verratti, lo scorso 28 ottobre. Ieri è stata fissata un’ulteriore udienza, che dovrebbe essere quella decisiva, per il 13 marzo 2024. Sono stati confermati anche gli altri due appuntamenti davanti al giudice, ovvero quelli del 7 dicembre e del 26 febbraio. L’assassino resta rinchiuso nel carcere di Wandsworth a Londra.
Le carte dell’inchiesta, coordinata dal procuratore frentano Mirvana Di Serio e condotta dai carabinieri del nucleo operativo di Lanciano e del nucleo investigativo del comando provinciale, hanno svelato il movente che si nasconde dietro al delitto: Michele Faiers sospettava che il compagno la tradisse e, per questo, voleva tornare in Inghilterra. I litigi, dunque, erano legati a ragioni sentimentali. La donna dubitava della fedeltà di Whitbread. I primi sospetti erano emersi durante la festa di Capodanno, quando lei aveva visto Michael dare una pacca sul sedere di un’amica in comune, una donna britannica sulla sessantina che si è trasferita anni fa in Italia per iniziare una nuova vita con il suo compagno. Michele si era ingelosita e infastidita per quell’episodio. Fino a una furiosa lite con il convivente, avvenuta a inizio ottobre, nel corso della quale aveva riportato anche lividi. Dopo quegli episodi di violenza, la vittima era rimasta per cinque giorni a casa di un’amica. Whitbread è stato descritto da alcuni vicini come «sempre un po’ alticcio», mentre Faiers è stata definita «calma e serena».
Il giorno prima dell’omicidio, l’assassino ha inviato un messaggio al compagno della donna alla quale aveva dato la pacca sul sedere, confessandogli che avevano fatto sesso insieme. L’interlocutore gli ha risposto chiedendo un incontro, ma il settantaquattrenne ha replicato che non c’era alcun motivo di vedersi, perché nulla doveva essere chiarito in quanto le cose erano andate in quel modo. Il giorno successivo, ovvero dopo che Michele era stata pugnalata a morte, Whitbread ha inviato un altro messaggio ritrattando ciò che aveva sostenuto. (g.let.)
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