Omicidio Fiorentino, il pm chiede 21 anni

13 Gennaio 2023

Paolo, 47 anni, di Casoli, fu ucciso con cinque coltellate da un 68enne palermitano in una casa occupata abusivamente

CASOLI. Chiesti 21 anni di carcere per Francesco Di Blasi, il 68enne palermitano imputato per l'omicidio di Paolo Fiorentino, 47 anni, di Casoli, ucciso a coltellate in un appartamento occupato nell’ex Colonia Vercelli di Marina di Carrara un anno fa, nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2022. La sentenza è attesa per l'8 febbraio. La famiglia di Fiorentino è rappresentata dagli avvocati Maria Paola De Nobili e Andrea Fulceri del foro di Pisa, presenti nell’ultima udienza di mercoledì scorso. Insieme ai due legali di Pisa, assistono la famiglia anche gli avvocati Simone Troiano e Monica Scutti del foro di Pescara. L’imputato è invece difeso dall’avvocato Francesco Vetere, del foro di La Spezia.
Mentre nel corso delle prime due udienze, del 7 e 14 dicembre, la Corte aveva escusso i testi, nell’ultima, quella dell’altro ieri, è stato sentito il consulente della difesa, lo psichiatra Leonardo Moretti, il quale ha escluso ogni ipotesi di carenza o difetto di imputabilità: vuol dire che Di Blasi, al momento del fatto, era pienamente capace di intendere e di volere. Sempre nella stessa udienza, il pubblico ministero ha richiesto per l’imputato 21 anni di reclusione, riconosciuta l’aggravante dei futili motivi, mentre la difesa ha richiesto l’applicazione del minimo della pena e il riconoscimento delle attenuanti generiche. Di Blasi era già finito in carcere nel 2018 per aver inseguito e ferito a colpi di mannaia e coltello un uomo.
I rappresentanti delle parti civili hanno portato la voce della famiglia Fiorentino nel processo, per sostenere la colpevolezza dell’imputato e per far emergere l’immagine di bontà e gentilezza della vittima che le udienze hanno restituito. Proprio oggi di un anno fa, verso le 8, un’amica che era passata a trovarlo perché non rispondeva al telefono, trovò nei locali fatiscenti dell'ex Colonia Vercelli, il corpo senza vita di Paolo Fiorentino; con lui c’era solo la cagnolina Sheela. Secondo le testimonianze della donna, Francesco Di Blasi stava uscendo da quei locali e, dopo aver indicato il corpo di Paolo, andò nella caserma dei carabinieri di viale Galilei. Qui raccontò ai militari che nella casa abusiva «era successo qualcosa». Paolo è stato colpito da almeno cinque fendenti inferti con un coltello da cucina, di cui uno, mortale, al cuore.
La vita di Fiorentino è stata sempre ai margini della società, fatta di rimedi e lavoretti discontinui per tirare avanti. A Marina di Carrara era arrivato nel 2021. Gli avvocati Fulceri e De Nobili, si dichiarano fiduciosi nel lavoro della Procura e nella serietà della Corte, certi che il processo abbia chiarito ogni dubbio su quanto accaduto in quella tragica notte di un anno fa.
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