Omicidio stradale, inflitti un anno e 4 mesi

Marusca Di Nicolantonio, bidella in pensione, investita da una vicina di casa nel piazzale condominiale
CHIETI. Un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa). È la condanna inflitta dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, a S.D., 47 anni di San Giovanni Teatino, accusata dell’omicidio stradale di Marusca Di Nicolantonio, 86 anni, bidella in pensione della scuola Antonelli e delle elementari di via Tirino a Pescara, amata da centinaia di bambini ora diventati adulti. L’anziana è morta in ospedale dopo essere stata investita la sera del 30 maggio 2021 da una vicina di casa nel piazzale condominiale di via de Gasperi, a Sambuceto, dove abitava con la figlia.
Ieri mattina la sentenza è arrivata con il rito abbreviato, una scelta processuale che ha consentito all’imputata – assistita dall’avvocato Carlo Flacco – di beneficiare dello sconto di un terzo della pena. La donna è stata condannata anche alla pena accessoria della sospensione della patente per 14 mesi e a risarcire i familiari della vittima che si sono costituiti parte civile con gli avvocati Claudio e Maria Croce: l’importo sarà stabilito dal giudice civile, ma intanto è stata disposta una provvisionale immediatamente esecutiva di 50.000 euro per il figlio Nicola Di Lello e 30.000 euro per la sorella Anna Rita.
L’incidente è avvenuto intorno alle 19.30. «Mia madre, che era molto attiva nonostante l’età e guidava ancora la macchina, era andata a trovare le sorelle a Chieti Scalo ed era appena tornata a casa», ha raccontato all’epoca dei fatti l’altro figlio, Rossano. «Dopo aver parcheggiato l’auto, si è avviata verso il portone per fare rientro nel suo appartamento». All’improvviso, mentre stava attraversando il piazzale, l’anziana è stata investita dalla Honda Jazz guidata da una 45enne che vive nel palazzo accanto al suo e che era impegnata in una manovra. «Non l’ho vista, me la sono trovata davanti all’improvviso», avrebbe detto la 45enne, che si è subito attivata per mettere in moto la macchina dei soccorsi. «Mia madre», ha proseguito Di Lello, «ha riportato delle lesioni molto importanti». Trasportata all’ospedale Santissima Annunziata di Chieti con l’ambulanza del 118, le condizioni di Marusca si sono aggravate con il passare delle ore. «All’una di notte», ha detto ancora il figlio, «è entrata in Rianimazione. Era cosciente e consapevole che non ci saremmo rivisti. “Stavolta non ce la faccio, è troppo”, ci ha detto». Il cuore della bidella in pensione ha smesso di battere qualche ora dopo. Per l’accusa, rappresentata ieri dal sostituto procuratore Giuseppe Falasca (il titolare del fascicolo è il pm Giancarlo Ciani), l’imputata ha causato la morte per «colpa consistita in negligenza e imperizia», nello specifico la violazione degli articoli del codice della strada che regolano la velocità. «Siamo soddisfatti della sentenza», commentano gli avvocati Claudio e Maria Croce, «il giudice ha accolto integralmente sia le nostre richieste che quelle del pubblico ministero». (g.let.)
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