Operai minacciati, condannato l’ex assessore di Torrevecchia

Insieme a un imprenditore campano ricattava tre dipendenti facendogli firmare dimissioni in bianco Le accuse partite dagli episodi avvenuti negli anni scorsi in cantieri di Chieti, Pescara e Francavilla
CHIETI. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Perugia di condanna alla pena di tre anni e sei mesi di reclusione per l’ex assessore di Torrevecchia Teatina Paolo Candeloro e l’imprenditore campano Antonio Romano, ritenuti colpevoli di estorsione ai danni di lavoratori. Secondo le accuse, Candeloro e Romano avevano costretto tre operai, impiegati in cantieri tra Chieti, Francavilla e Pescara, a firmare fogli in bianco che compilavano all’occorrenza con dimissioni e utilizzavano questo sistema come una sorta di ricatto per farli lavorare dodici ore al giorno, senza pagare straordinari, ferie, tredicesima e cassa edile. Attraverso tale sistema, l’imprenditore e l’ex assessore intascavano illegalmente straordinari, ferie, tredicesime e cassa edile che spettavano invece ai lavoratori.
La Corte d’appello di Perugia, con una sentenza del 29 marzo del 2023, pronunciatasi a seguito della sentenza della Corte di Cassazione del 7 dicembre 2020 con la quale era stata annullata l’assoluzione pronunciata dalla Corte d’appello dell’Aquila, accogliendo la tesi della difesa delle parti civili rappresentata dall’avvocato Vincenzo Esposito del foro di Nola, aveva già ritenuto la colpevolezza del Romano e Candeloro per il reato di estorsione, condannandoli alla pena di anni tre e mesi sei di reclusione, e confermando il risarcimenti dei danni in favore delle parti civili.
Avverso la sentenza della Corte di Perugia gli imputati avevano interposto ricorso per cassazione. La procura generale presso la Corte di Cassazione aveva concluso chiedendo l’inammissibilità dei ricorsi, conclusioni condivise pienamente dalla difesa delle parti civili. La Corte di Cassazione, all’udienza del 4 giugno scorso, ha dichiarato l’inammissibilità dei ricorsi, confermando la sentenza emessa dalla Corte di Perugia, divenendo così irrevocabile la sentenza di condanna per estorsione a carico dell’imprenditore campano e dell’ex assessore di Torrevecchia.
La vicenda giudiziaria iniziò quanto i tre operai, tutti ad Afragola in provincia di Napoli, nel 2011 denunciarono la vicenda. Romano reclutava gli operai dal territorio napoletano per lavori nel territorio di Chieti e Pescara. Gli operai dovevano sottostare alle direttive del Romano e Candeloro, che tra l’altro li obbligavano a firmare dei fogli bianchi ogni mese sotto minaccia di non corrispondere lo stipendio o di perdere il lavoro. Tali fogli bianchi venivano poi compilati all’occorrenza con dimissioni e nulla a pretendere. Pertanto, all’esito della denuncia venivano rinviati a giudizio Romano e Candeloro su richiesta del pl del tribunale di Chieti Giuseppe Falasca con l’accusa di estorsione aggravata. Il 20 marzo 2018 veniva emessa la sentenza del tribunale di Chieti che condannava a 6 anni di reclusione Candeloro e Romano e a risarcire le parti civili di tutti i danni. La responsabilità dei due imputati è stata confermata dalla Corte d’appello di Perugia e riconfermata dalla Cassazione, divenendo così irrevocabile.(a.rap.)
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