Opere abusive sul tratturo scattano tre condanne

Poggiofiorito. Nei guai il proprietario di una casetta di legno, il direttore dei lavori e il costruttore. Assolto invece il titolare di un’altra struttura da adibire a negozio
POGGIOFIORITO. Condannati per abuso edilizio il proprietario di una casetta in legno insieme al direttore dei lavori ed al costruttore, con conseguente demolizione della parte abusiva. Assolto per non aver commesso il fatto, invece, il proprietario di un’altra casetta in legno che è stata ritenuta perfettamente in regola. Questo è in sintesi ciò che è stato deciso dal giudice Luca De Ninis dopo l’ultima udienza del processo penale a carico dei proprietari delle due casette in legno costruite nel Comune di Poggiofiorito su un antico tratturo. Il giudice, all'esito di due ore di camera di consiglio, ha condannato Italo Scioletti, proprietario di una delle due strutture in legno, nonché il direttore dei lavori, Giuseppe Flacco, ed il titolare della ditta appaltatrice dei lavori, Giuseppe Bene, a 15 giorni di arresto e 20mila euro di ammenda ciascuno, ritenendoli responsabili della realizzazione abusiva di un portico in corrispondenza della casetta in legno da destinarsi ad un locale bar pizzeria. Il giudice ha subordinato per tutti e tre la concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena alla demolizione delle parti abusive, ossia il portico, entro 60 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. Totalmente assolto, al contrario, il proprietario della seconda casetta in legno destinata alla vendita di articoli sportivi e di merceria, Vincenzo Cotellessa, difeso dall'avvocato Pina Di Credico del foro di Reggio Emilia. La vicenda trae origine da un esposto depositato da un abitante di Poggiofiorito e da qui l’ipotesi di una realizzazione effettuata su un antico tratturo senza il preventivo parere della Soprintendenza Beni Archeologici dell'Abruzzo di Chieti e, dunque, in violazione del vincolo paesaggistico, nonché di una realizzazione non conforme ai progetti autorizzati con il permesso di costruire, «in quanto comportante un aumento notevole della volumetria con la costruzione di un portico non previsto». Cotellessa, grazie anche ad una consulenza tecnica dell'architetto Antonio Peschi nominato dall’avvocato Di Credico, è riuscito a dimostrare che la propria opera era stata realizzata in modo perfettamente conforme al permesso di costruire. «È la fine di un incubo che ha gettato nello sconforto me e tutta la mia famiglia per il costante timore di vedere demolita un'opera realizzata nel rispetto della legge e con tanti sacrifici economici» ha commentato Cotellessa. «Ringrazio il mio avvocato Pina Di Credico che si è battuto in questi anni con professionalità e cuore, e l'architetto Antonio Peschi che l'avvocato ha deciso di nominare quale mio consulente tecnico per dare al giudice la nostra visione tecnica della vicenda».

