Ore 8: si impastano i taralli Così si onora San Vitale

18 Aprile 2018

San Salvo. Viaggio tra i volontari che preparano i dolci per la festa del 27 aprile Il parroco don Beniamino al debutto: è giusto che io sia qui a imparare come si fa

SAN SALVO. «Tutti al lavoro». A San Salvo con la preparazione dei taralli iniziano i festeggiamenti in onore del patrono, San Vitale.
LA PREPARAZIONE. Alle 8 la palestra comunale di via De Vito è pronta per accogliere le donne e gli uomini – circa 150 al giorno – che per tre giorni lavoreranno quintali di farina per preparare 15mila taralli. Per la prima volta il comitato si è dotato di macchine impastatrici. «Ci siamo attrezzati», racconta Silvano, l’addetto all'impasto, «prima veniva lavorato nei panifici e poi portato qui, in palestra, ora facciamo tutto direttamente da noi. Così è più comodo». Iniziano ad arrivare i volontari per la preparazione dei taralli: alle 10,30 i primi sono pronti per essere portati ai panifici ed essere infornati. Sono cinque i panifici storici che da decenni offrono la loro disponibilità per la cottura dei taralli: Granatello, San Giuseppe, Fabrizio, D’Achille e Raspa. «Sono 40 anni che mettiamo a disposizione il nostro forno per l’infornata», afferma Sonia, del panificio Granatello, «lo facciamo unicamente per la devozione a San Vitale». La lavorazione continua fino alle 17, con orario continuato.
I COMMENTI. «Un appuntamento fisso che unisce l’intera comunità», raccontano le lavoratrici, «è una tradizione molto impegnativa, che richiede tempo e fatica, che è motivata solo dalla devozione al santo». Anche il vicesindaco Maria Travaglini è tra i tavoli da lavoro. «Vengo tutti gli anni», afferma, «questa volta, visto che sono assessore alla cultura, a maggior ragione sono venuta a dare il mio contributo. Per me la tradizione popolare è cultura». «Allo stesso tempo è anche una tradizione religiosa legata al santo patrono di tutta la città», aggiunge don Beniamino Di Renzo, parroco della chiesa di San Nicola, che quest’anno partecipa per la prima volta, «è giusto che anche io come parroco sia qui». Il comitato quest’anno ha visto l’ingresso di nuovi soci, quasi tutti giovani. «C’è bisogno che i ragazzi prendano parte a queste giornate e imparino la lavorazione dei taralli, così da non perdere le tradizioni popolari che sono un motivo di aggregazione e di condivisione», affermano alcuni soci del comitato. Anche alcune classi delle scuole di San Salvo in questi giorni andranno ad osservare e ad aiutare nella preparazione. «È importante che la tradizione venga inculcata fin da quando si è piccoli, solo così potrà rinnovarsi anche quando i più anziani non ci saranno più».
LA TRADIZIONE. Le pircillete è il nome popolare con cui vengono chiamati i caratteristici taralli che verranno distribuiti durante la festa patronale il prossimo 27 aprile. I taralli, in origine impastati senza lievito, vengono preparati in ricordo probabilmente del pranzo offerto ai poveri in occasione delle festività patronali ma anche come riaffermazione della sacralità del pane. Una tradizione che si rinnova da anni, con la partecipazione di vecchie e nuove generazioni, in un clima di canti e preghiere. I taralli verranno benedetti da don Raimondo Artese, parroco della chiesa di San Giuseppe, dove sono custodite le reliquie del santo patrono dal 1745. I devoti, in fila, riceveranno i tradizionali taralli preparati in questui giorni, in cambio di un’offerta al Santo.
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