la cattura dei malviventi

Orefice svaligiato a Ortona: presa la banda del buco

24 Giugno 2026

I ladri incastrati dalle immagini delle telecamere e dalle celle telefoniche: ora rischiano di finire in manette

ORTONA

Sono stati incastrati dalle telecamere della zona e dalle celle telefoniche. I carabinieri della compagnia di Ortona hanno identificato i componenti della banda del buco che, lo scorso marzo, ha assaltato il laboratorio di lavorazioni orafe di Paolo Bottari, in pieno centro, fuggendo con un bottino di 200.000 euro. Il pubblico ministero Giuseppe Falasca ha chiesto il carcere per un uomo di 32 anni, gli arresti domiciliari per un complice di 22 anni e l’obbligo di dimora per il più giovane del gruppo criminale, un diciannovenne. Tutti foggiani, sono accusati di concorso in furto aggravato. Ieri i tre indagati, comparsi davanti al tribunale di Chieti, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio preventivo (introdotto dalla legge Nordio). Nelle prossime ore il giudice Enrico Colagreco deciderà se accogliere o rigettare le richieste della procura della Repubblica.

I ladri hanno colpito in via del Giglio, a pochi passi da corso Vittorio Emanuele II. Non sono entrati dall’ingresso principale: hanno scelto una strada laterale, passando da via Giudea, attraverso un locale attiguo, una sorta di cantina. Dopo aver tranciato il lucchetto del portone in legno, si sono introdotti all’interno e hanno individuato la parete confinante con il laboratorio orafo. Lì hanno praticato un foro, rimuovendo alcuni mattoni, fino a creare un passaggio sufficiente per infilarsi nel bagno dell’attività. Una volta dentro, hanno svaligiato il locale, impossessandosi dei rotoli con i bracciali e di altro materiale prezioso.

A scoprire l’assalto è stato il proprietario della cantina utilizzata come base per arrivare nell’oreficeria. Notando il lucchetto forzato, l’uomo ha controllato all’interno e si è accorto del buco nella parete. Nell’immediatezza del furto e nelle settimane successive, i carabinieri hanno raccolto una serie di elementi nei confronti dei tre indagati che la procura classifica come gravi indizi di colpevolezza.

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