Orsogna accoglie don Giuseppe

7 Gennaio 2016

Il nuovo parroco s’insedia alla presenza di Forte. Ma nessuno parla dell’oro venduto da don Mario

ORSOGNA. Il terzo parroco negli ultimi cento anni di storia del paese - se non è un record poco ci manca - è un «burbero benefico», come lo chiama dall’altare il vescovo Bruno Forte, ma anche un «edificatore di bellezza», come lo definisce al termine della cerimonia religiosa il suo ex sindaco. «Quello che don Giuseppe ha fatto per Caramanico nella tutela e nel rilancio degli edifici di culto del paese e per il loro restauro è qualcosa di favoloso», spiega Simone Angelucci, primo cittadino del paese della Maiella pescarese giunto a Orsogna per salutare il “suo” monsignore nella cerimonia d’ingresso nella chiesa del Chietino al posto di don Mario Persoglio, andato in pensione. «Don Giuseppe è un intenditore di arte sacra, ha competenze in questo settore, gli orsognesi se ne accorgeranno presto. A noi mancherà, dopo 30 anni di ministero nei nostri centri».

E che tra i suoi ex parrocchiani don Giuseppe Liberatoscioli abbia lasciato il segno, lo si vede dai due pullman pieni di fedeli giunti anche da Sant’Eufemia a Maiella per accompagnarlo alla cerimonia in una mattinata cominciata con la nebbia fitta e terminata col sole quasi estivo. La chiesa di San Nicola di Bari è stipata in ogni angolo per la presentazione del nuovo parroco nella messa dell’Epifania. Ai primi banchi il sindaco di casa, Fabrizio Montepara con la sua giunta; il suo omologo di Caramanico di fianco al vicesindaco di Sant'Eufemia, Luciano Salvitti, tutti con la fusciacca, il consigliere sottosegretario della Regione, Mario Mazzocca, ex primo cittadino di Caramanico, e il gonfalone biancazzurro di Orsogna.

In apertura della messa, la lettura della bolla-decreto di nomina di don Giuseppe, firmata dallo stesso vescovo Forte e dal cancelliere dell’arcidiocesi, monsignor Massimo D’Angelo: «Sarai fedele amministratore delle proprietà della parrocchia, fai sì che nel tuo popolo cresca in tutti i suoi momenti il senso di corresponsabilità e di collaborazione, agisci in comunione col tuo vescovo».

Poi come primo atto “ufficiale” il rito dell’aspersione sui fedeli dell’acqua benedetta e dell’incenso. «Caro don Giuseppe», lo esorta l’arcivescovo, «dovrai ricordare sempre che tutti siamo magi cercatori del volto di Dio, illuminati dalla stella della sua Parola». E l’ormai ex parroco don Mario? «Ho voluto concludere qui il mio mandato dove ho celebrato 50 anni di sacerdozio e 25 di attività. Sono contento che don Giuseppe sia stato mandato qui, adesso torno a casa nella mia Roccascalegna. Mi congedo salutandovi. Nell’anno della Misericordia sappiate perdonare le mie debolezze», conclude prima di mandare un bacio con due mani a tutti i fedeli e raccogliere applausi.

«Il vescovo mi ha detto che per me era un sacrificio venire qui ma ho dato il mio sì pieno», ha esordito don Giuseppe: «nella vita bisogna rimettersi in gioco recuperando la libertà di avere un cuore che si allarga ad altre persone. Il Signore così a voluto. Amo molto l’amicizia e curo i rapporti personali anche con chi dice male, del resto tutti abbiamo due popoli. Conta però l’onestà, la lealtà e la semplicità. Per me valgono tre parole su tutte: ascoltare, discernere e servire. E accetto anche che mi si definisca “burbero”, come ha fatto il mio vescovo, perché nella vita bisogna fare delle scelte. Infine, voglio che la chiesa sia rimessa a lucido con l’opera dei parrocchiani». Applausi e lacrime.

Nessun cenno da alcuno sull’oro ex voto di San Rocco che il parroco uscente ha venduto all’insaputa dei fedeli per rifare il tetto della parrocchia e che tanto dolore ha creato tra i devoti. Ma oggi, festa dell’Epifania, si parla solo di magi e del dono divino per l’ingresso del nuovo parroco. «Possa lei», conclude il sindaco Montepara rivolto a don Giuseppe, «formare le nuove generazioni ai valori veri».

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