Orsogna, oro di San Rocco sparito: rinviato a giudizio il parroco

Don Mario (ormai in pensione) sarà processato per il tesoro venduto. I preziosi ex voto dei fedeli sono finiti in mano a un “Compro oro” di Francavilla
ORSOGNA. Rinvio a giudizio con citazione diretta per don Mario Persoglio, ex parroco della chiesa di San Nicola di Orsogna, difeso dall'avvocato Nicola Giambuzzi, che dovrà presentarsi in udienza il prossimo 13 luglio per violazione del codice dei beni culturali e del paesaggio, reato penale punibile con arresto o ammenda. Il presule, ormai in pensione, è stato al centro di una vicenda che ha squassato il paese e offeso la sensibilità dei fedeli per mesi. Per riparare il tetto della chiesa, pericolante da anni, don Mario ha pensato di vendere i donativi fatti al Santo per un quantitativo di un chilo e mezzo d'oro che è stato pagato da un Compro Oro di Francavilla per 18mila euro. Ad accorgersene sono state alcune donne che, in occasione della festa di San Rocco, il 16 agosto 2015, nel momento della vestizione del Santo, si sono rese conto che mancavano all'appello gran parte dei monili che abitualmente adornavano le vesti della statua e che erano stati sostituiti da banale biogiotteria. Di qui lo sconcerto generale e la candida ammissione del parroco di aver utilizzato quell’oro per i lavori in chiesa. Ma all'appello manca tutto il tesoro di San Rocco, un vero e proprio patrimonio non solo di incalcolabile valore economico, ma dallo spiccato pregio storico, culturale e della tradizione della comunità orsognese che per decenni ha affidato al Santo i propri desideri, timori, preghiere, dolore sopportato sia durante le guerre che nei periodi di difficoltà, tramite donazioni votive in oro come bracciali, catenine, pettorali. Ed è proprio su questo patrimonio che si è incentrata l'inchiesta condotta dal pm Giancarlo Ciani e partita da un esposto del "Comitato per il recupero dell'oro di San Rocco", assistito dai legali Mauro Faiulli e Delia Verna. Inizialmente l'ipotesi di reato è stata furto, ma il caso era stato archiviato. A far ripartire l'inchiesta è stata il gip Antonella Radaelli. I donativi ed ex voto sono quindi stati equiparati a tutti gli effetti a beni del patrimonio culturale dello Stato. Ciò che viene contestato a don Mario è di aver alienato, in questo caso venduto, senza le relative autorizzazioni, «cedendoli ad un Compro Oro, numerosissimi pezzi di oreficeria facenti parte del cosiddetto Tesoro di San Rocco custoditi presso la parrocchia di San Nicola di Bari di Orsogna. I beni - rimarca il pm Ciani nell'atto di citazione - sono tutti da considerarsi culturali». In sostanza è come se si vendesse la Pietà di Michelangelo di San Pietro o il Cristo velato della Cappella Sansevero di Napoli. Don Mario non avrebbe potuto cedere, vendere, disfarsi dell'oro di San Rocco senza l'autorizzazione del Ministero dei Beni culturali. E resta aperto ancora il mistero di dove sia finito il resto dell'oro accumulato in decenni di tradizione e mai più ritrovato. Alcuni rari e preziosissimi pezzi, ormai perduti, erano stati messi in mostra anche nel Museo delle Genti d'Abruzzo.

