Ortona ambiente, Bruni condannato a 6 anni

L’accusa parla di fatture gonfiate e appropriazione indebita. L’avvocato Ciprietti pensa all’appello
ORTONA. Fatture gonfiate per intascare soldi in nero, e anche appropriazione indebita di beni e mezzi della società Ortona Ambiente. Con queste due accuse l’ex presidente di Ortona Ambiente, Stefano Bruni, è stato condannato a 6 anni e 6 mesi. Il pubblico ministero, Giuseppe Falasca, aveva chiesto una pena di 5 anni. Il tribunale di Chieti, in seduta collegiale (Geremia Spiniello, presidente, Isabella Allieri e Andrea Di Berardino) ha comminato anche il pagamento di una multa di 3.000 euro. La vicenda parte dal 2003 quando Bruni era al vertice della società mista a capitale prevalentemente pubblico (il 51% di proprietà del Comune di Ortona) nata nel 2001 per fornire alla città una serie di servizi imperniati su quello della raccolta dei rifiuti. Tutto il processo si è incardinato intorno alla figura di Paolo Nasini (che nel procedimento figura come parte offesa insieme alla stessa Ortona Ambiente), titolare della Green Garden, che ha raccontato di essere stato costretto a emettere fatture gonfiate per poter lavorare con Ortona Ambiente. La Procura avvia l’indagine con l’ipotesi accusatoria nei riguardi di Bruni di concussione, che però il tribunale ha deciso di derubricare in estorsione, considerando che il reato sarebbe stato commesso da Bruni non in qualità di pubblico ufficiale (nel qual caso sarebbe scattata la concussione) ma come semplice cittadino privato. Dal 2003 al 2006 sarebbero state emesse 30 fatture maggiorate, per un importo che andava dai 500 ai 1.000 euro, rispetto all’entità effettiva delle prestazioni che la Green Garden svolgeva per Ortona Ambiente. Bruni avrebbe fatto anche in modo, dice la Procura, che le somme in nero «gli venissero consegnate direttamente a mano dopo che il Nasini provvedeva a porre all’incasso gli assegni ricevuti a saldo delle stesse fatture». Per quanto riguarda il peculato, i fatti si riferiscono a vicende tra il 2006 e il 2009. Bruni si sarebbe appropriato di sabbia e cemento acquistati dalla Ortona Ambiente del valore di 957 euro, per compiere dei lavori nell’abitazione di Pescara. Avrebbe utilizzato carburante della società per la sua autovettura fino a 4 mila litri ogni mese nel corso degli anni 2006 e 2007. Infine, si sarebbe preso pure una pompa elettrica a immersione. Bruni si è sempre dichiarato innocente, parlando di una «ritorsione nei suoi riguardi», che avrebbe mosso l’intero quadro accusatorio. Il suo avvocato, Sabatino Ciprietti del foro di Pescara, già pensa a come preparare l’appello. (a.i.)

