Ortona, entro fine mese il summit sulla crisi del lavoro

11 Gennaio 2015

ORTONA. Entro fine gennaio ci sarà il summit sulla crisi del lavoro nelle zone industriali dell’Ortonese. Il sindaco Vincenzo D’Ottavio ha messo in moto la macchina organizzativa, dopo che l’idea...

ORTONA. Entro fine gennaio ci sarà il summit sulla crisi del lavoro nelle zone industriali dell’Ortonese. Il sindaco Vincenzo D’Ottavio ha messo in moto la macchina organizzativa, dopo che l’idea era stata lanciata negli ultimi giorni del 2014 da Marco Di Rocco, responsabile della Fiom-Cgil di Chieti. L’annuncio lo dà lo stesso sindaco, che l’altro ieri ha ricevuto da Di Rocco una richiesta di incontro bilaterale, Fiom-Comune, per mettere a punto il primo tavolo mai convocato per fare il punto sullo stato di salute dell’economia produttiva nell’area attraversata dall'asse della Marrucina.

Nella lettera, Di Rocco si rivolge a D’Ottavio parlando di una «gravissima situazione occupazionale venutasi a creare nel territorio ortonese, soprattutto nel settore metalmeccanico, per ultimo la crisi della ditta Tortella». L’incontro «ha la finalità di mettere in campo azioni istituzionali e sindacali per cercare soluzioni a questo dramma sociale». Ancora venti giorni prima dell’apertura dei lavori, e D’Ottavio anticipa che «per questo tavolo permanente non mi limiterò ai sindaci e ai rappresentanti sindacali, ma chiamerò in causa anche le imprese in crisi e quelle che procedono a gonfie vele, come la Yokohama e la Carraro, per studiare insieme strategie che rendano appetibili le nostre zone industriali. Per esempio», osserva D’Ottavio, «ci sono siti di pregio come quello lasciato dalla Samputensili, che prima di chiudere aveva potenziato lo stabilimento all’insegna di nuove tecnologie energetiche». Il sindaco si rende conto anche dei limiti che la sfida alla crisi potrà manifestare. «Nel caso della Tortella», annota, «la proprietà è prevalentemente locale, per cui la politica può sperare in interventi con un certo successo. Ma casi come Samputensili e Veta ci hanno insegnato che un’azione concertata locale può incidere poco su decisioni prese altrove. E poi c’è la vertenza Alimonti, ma l’espansione del gruppo in altre regioni ha reso poco controllabili gli sviluppi della crisi». (f.b.)

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