Ortona, la macchina dell’accoglienza ha funzionato ancora

24 Maggio 2024

Il bilancio dell’ottava operazione di assistenza nel porto «Struttura rodata, siamo attrezzati per riceverne fino a 130»

ORTONA. Se non fosse stato per la maestosità della Ocean Viking e per il suo impattante colore rosso, sicuramente lo sbarco di mercoledì sera di 35 profughi bengalesi al porto di Ortona sarebbe passato del tutto inosservato. I migranti non avevano particolari problemi di salute tali da richiedere accertamenti ulteriori o ricoveri in strutture adeguate, erano tutti maggiorenni e maschi, il loro numero esiguo, non c’erano nel gruppo elementi tali da mettere in allerta, per la pericolosità, la questura. E poi, per come è rodata la macchina dell’accoglienza messa in piedi dalla prefettura di Chieti, giunta con l’assistenza di mercoledì all’ottava operazione del genere, è stata un’operazione semplice e serena per tutti. Alle 18.45 l’attracco, alle 19.30 il trasferimento nell’area di accoglienza di località Tamarete, nella zona industriale di Ortona, alle 23.15 la ripartenza di tutti su un autobus con destinazione i vari centri per migranti aperti in Abruzzo. Ad assistere le forze dell’ordine, 45 volontari tra Croce Rossa e protezione civile. «Tutto ha funzionato alla perfezione», commenta Massimo Montebello, responsabile della Croce Rossa di Chieti, «sotto il coordinamento della prefettura. Ormai siamo entrati a regime in queste operazioni vista l’esperienza acquisita con i precedenti sbarchi. A Tamarete siamo attrezzati per assistere fino a120-130 migranti».
Ai profughi, sono stati consegnati dei kit per il ristoro dopo che avevano consumato un pasto veloce attraverso una ditta di catering. Non hanno neanche richiesto il vestiario visto che abiti e calzature erano stati forniti direttamente dal personale della nave. La Ocean è poi ripartita ieri mattina, dopo il disbrigo delle formalità di rito e dopo avere fatto rifornimento, senza essere stata sottoposta a fermo amministrativo per violazione del decreto sull’immigrazione, avendo portato a termine un solo recupero di profughi. E i migranti hanno raccontato di essere scappati da povertà e carestie del loro Paese e anche di avere passato dei brutti momenti nei campi di raccolta profughi della Libia dove sono stati sottoposti anche a vessazioni psico-fisiche. (r.o.)
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