Ortona, la mega discarica che neutralizza l’amianto

23 Settembre 2014

Viaggio nell’impianto di 41mila metri quadrati in contrada Taverna Nuova TonneIlate di materiale ad alto rischio finiscono in una tomba di argilla

ORTONA. Amianto, una parola che fa paura, un materiale la cui pericolosità per la salute incute timore a tutti. In contrada Taverna Nuova, a Ortona, è presente da qualche anno una discarica che si occupa della sua raccolta. È la società Sigma 90 srl ad essere a capo dell’impianto ortonese, con l'obiettivo di sviluppare le migliori tecnologie ecologiche per lo smaltimento e il recupero di questo tipo di rifiuti, secondo standard di elevata efficienza e nel rispetto delle regole vigenti in materia di tutela dell'ambiente. Quello che l'azienda infatti si prefigge, è garantire qualità di gestione e di trattamento del rifiuto, ponendo la massima attenzione ai rischi sanitari. Il Centro ha affrontato un viaggio alla scoperta dell’azienda stessa, per dare testimonianza del lavoro svolto al suo interno. Il sito di Ortona è stato autorizzato nel 2001 ed è entrato in esercizio nel settembre 2003. I 41.500 metri quadri di superficie della discarica, però, inizialmente venivano utilizzati in maniera diversa da oggi: «C'era una configurazione differente perché l'amianto compatto si smaltiva in discariche per rifiuti inerti» spiega Angelo Marrollo, direttore commerciale della Sigma 90. «Poi, una successiva normativa ha voluto che per il materiale in questione fosse prevista una tipologia di discarica di rifiuti non pericolosi monodedicata all’amianto». Le nuove regole hanno richiesto alcuni adeguamenti e di conseguenza una sospensione delle attività nel 2005, riprese a seguito di una nuova autorizzazione dell'Aia risalente al 2010. Ma quali sono i processi seguiti dalla Sigma 90 e, soprattutto, la presenza di amianto mette a rischio la salute delle persone? Come ci viene spiegato, quello di Ortona è un impianto all'avanguardia, specializzato nello smaltimento di amianto in matrice cementizia. I rifiuti, dopo un rigido controllo all'ingresso, vengono conferiti in discarica mediante una coltivazione a strati. Quando la vasca impermeabilizzata, che ha una superficie pari 25.910 mq, avrà raggiunto la sua capacità massima, si procederà alla sua sigillatura idraulica con l'impiego di materiali impermeabili quali argilla e HDPE (polietilene ad alta densità), ed alla riqualificazione del sito mediante un progetto di impianto fotovoltaico per la produzione di energia da fonti rinnovabili in un contesto perimetrale di vegetazione autoctona.

La discarica, inoltre, è seguita attraverso precisi controlli: «L'Arta si adopera sistematicamente in esami, come da programma» commenta Marrollo. «Ed anche l'azienda, da parte sua, ha un proprio sistema di controllo attivo». In tal senso va spiegato anche il monitoraggio costante sulle eventuali ricadute dell’attività della discarica nell’ambiente. La sicurezza è un imperativo assoluto, una necessità per la natura e la popolazione.

Alfredo Sitti