Ortonese ucciso a coltellate dalla colf

La vittima è Antonio Amicucci, 68 anni: era originario del Lido Riccio. L’arrestata: «Mi ha aggredito, mi sono solo difesa»
ORTONA. Ucciso in casa a coltellate dalla domestica. È morto così Antonio Amicucci, 68 anni di Ortona, ex consulente legale, alle spalle una laurea in giurisprudenza e numerosi precedenti di polizia, principalmente per reati contro la persona. La tragedia è avvenuta a Novara, dove il pensionato, separato e con due figli che vivono nel Torinese, si era trasferito da tempo. I carabinieri hanno arrestato per omicidio volontario la colf Mide Andreu, albanese di 51 anni, sposata e anche lei con figli, da ieri sera rinchiusa nel carcere femminile di Vercelli. «Abbiamo litigato, poi lui mi ha aggredito: ho dovuto difendermi», ha raccontato la donna durante l’interrogatorio. I motivi che hanno portato al delitto dovranno essere accertati dagli investigatori, ma non si esclude che alla base di tutto ci siano avances non gradite. L’ultima residenza di Amicucci nella sua città d’origine risulta in viale Europa, in località Lido Riccio: qui, nel 2004, l’uomo è stato ai domiciliari per poco più di un anno, prima di essere arrestato per il mancato rispetto delle prescrizioni e finire nel carcere di Chieti. In cella è rimasto qualche mese, poi è tornato in Piemonte. Nei primi anni Duemila, aveva abitato anche a Furci, il paese d’origine dei genitori.
IL DELITTO
Sono le 9 di ieri quando la collaboratrice domestica, che lavora per Amicucci da quattro anni, prestando servizio due volte a settimana, si presenta nell’abitazione al civico 1 di via Andoardi, all’angolo con via Beltrami. La zona è quella del quartiere Sant’Andrea, un tempo borgo operaio cresciuto intorno alle grandi fabbriche tessili tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, oggi uno dei quartieri più critici di Novara, per la forte presenza di immigrati che si è innestata su un tessuto sociale già degradato. Fatto sta che, verso le 11, scoppia una lite tra l’ex consulente legale e la donna. Le indagini dei carabinieri del tenente colonnello Sandro Colongo chiariranno il perché della discussione sfociata in violenza. Quel che è certo è che la colf impugna un coltello da cucina e colpisce più volte Amicucci al torace e all’addome: almeno cinque le ferite mortali. Poi Mide fugge tirandosi dietro la porta e trovando rifugio da una vicina di casa della vittima, che telefona al 112.
I SOCCORSI
Una richiesta di aiuto arriva dallo stesso pensionato, che fa in tempo a chiamare il 118 prima di accasciarsi sul pavimento. A dare l’allarme sono anche altri vicini, preoccupati per le urla e i rumori provenienti dall’appartamento al secondo piano dello stabile dove il 68enne vive da solo. Sul posto, oltre ai militari dell’Arma, si precipitano anche i vigili del fuoco, che sfondano la porta regolarmente chiusa e senza segni di effrazione, e i soccorritori del 118, che possono solo constatare il decesso del padrone di casa. L’arma del delitto è accanto al cadavere. Accompagnata in caserma sotto choc, dopo un lungo interrogatorio alla presenza del pm Giovanni Castellani, la collaboratrice domestica confessa.
IL RITRATTO
Amicucci è stato definito dai vicini di casa come una persona riservata, che dava confidenza a pochi. Dal 2000 in poi, aveva avuto numerosi problemi con la giustizia. Come quando, durante la comunione della figlia, si è reso addirittura protagonista di una sfuriata in chiesa. In tribunale ha avuto anche alcune condanne. Nel 2004, per esempio, il giudice gli ha inflitto 4 mesi per violazione di un provvedimento dell’autorità giudiziaria: nonostante il divieto di dimora a Novara e di avvicinarsi alla figlia all’epoca minorenne, continuava a fare incursioni nella città piemontese.

