Ospedale con pochi servizi Torna il sit-in di protesta

Guardiagrele. Manifestazione di Salute è Diritto davanti al Santissima Immacolata «Uniamo i sindaci del comprensorio per chiedere il presidio di area disagiata»
GUARDIAGRELE. Si terrà sabato prossimo, alle ore 10, davanti all’ospedale Santissima Immacolata, la manifestazione in difesa della sanità locale organizzata dall’associazione Salute è Diritto. All’iniziativa, oltre all’intera cittadinanza, sono stati invitati a partecipare tutti i sindaci dei Comuni che rientrano nel bacino di utenza della struttura ospedaliera guardiese che comprende oltre 40.000 abitanti e i rappresentanti delle forze politiche di maggioranza e minoranza presenti nel consiglio comunale cittadino.
«La nostra volontà», precisano i componenti del sodalizio guardiese, «è quella di riunire tutti i primi cittadini per cercare innanzitutto di creare un fronte comune e organizzare conseguentemente delle azioni mirate da perseguire in maniera unitaria. La manifestazione», aggiungono gli esponenti di Salute è Diritto, «rappresenterà anche l’occasione per fare il punto della situazione e per tornare a chiedere alle istituzioni regionali una risposta sul perché, a tutt’oggi, niente è stato ancora fatto per attivare a Guardiagrele un presidio di zona disagiata come invece impone la legge 70 del 2015. Aspettiamo quindi che il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso e l’assessore alla sanità, Silvio Paolucci, spieghino ai cittadini perché non possono sentirsi sicuri riguardo all’assistenza sanitaria». Gli esponenti di Salute è Diritto, sottolineano inoltre che gli amministratori regionali dovranno anche spiegare perché, da quando nel marzo del 2016 il governo regionale guidato da D’Alfonso ha chiuso all’ospedale guardiese i reparti per acuti e ridotto il Pronto soccorso in Punto di primo intervento, la popolazione locale è costretta ad andare all’ospedale di Chieti, affrontando enormi disagi e, a volte, rimettendoci la vita.
«Gli amministratori regionali», concludono i componenti dell’associazione, «dovranno infine offrire precise risposte sul perché non riconoscono ancora il nostro presidio ospedale di zona disagiata, soluzione questa che metterebbe al sicuro la salute dei cittadini, finora considerati malati di serie B».
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