Ospedale di Atessa si torna a operare Renzetti in affanno

Dopo l’estate al S. Camillo riprendono servizio gli infermieri E per Lanciano il sindaco chiede altri quattro anestesisti
LANCIANO. Ripartono oggi le operazioni all’ospedale San Camillo di Atessa e l’ospedale Renzetti torna a dover tirare la cinghia sulla turnazione degli anestesisti. Il blocco operatorio sangrino riapre così i battenti con una sola settimana di anticipo rispetto alla chiusura ordinata a fine giugno dal manager Asl Francesco Zavattaro. Chiusura che ha riguardato anche i reparti di chirurgia e ortopedia, dal 1° luglio, per consentire la turnazione delle ferie estive del personale della Asl teatina.In particolare del personale di Atessa ha beneficiato l’ospedale di Lanciano, a corto sempre di organico. Al Renzetti così le sale operatorie, ma anche i reparti, hanno potuto contare su medici e infermieri “atessani”, e anche sugli stessi anestesisti lancianesi che hanno in parte rinunciato alle ferie, per lavorare a pieno regime. E non era mai accaduto in estate salvando così 180 interventi chirurgici. Solo dall’11 al 17 agosto, in sala operatoria, sono state assicurate “solo” le urgenze e le emergenze. Poi dal 18 sono riprese tutte le sedute. E questo grazie appunto anche al personale di Atessa prezioso non solo in sala operatoria - che ha giovato anche di alcuni “ferri” arrivati dalla sale atessane come un trapano per l’ortopedia in più- ma anche in altri reparti. Il San Camillo di contro in questi due mesi estivi è stato un ospedale fantasma. E quasi a nulla sono valsi gli appelli alla Regione, gli incontri e le 5mila firme raccolte dal comitato che si è costituito in ospedale per far riaprire i battenti a sale operatorie e reparti. “Quasi”. Perché la lotta ha permesso di far ripartire la struttura con una settimana di anticipo rispetto a quella prevista dal manager. Ora però i 18 anestesisti in organico all’ospedale Renzetti inizieranno a turnare in numero maggiore, di nuovo, al San Camillo dove 3 medici sono rimasti anche in estate. Questo comporta che a Lanciano bisogna tornare a tirare la cinghia. «Io chiedo come sindaco di Lanciano altri 4 anestesisti» dice Mario Pupillo «perché se è vero che ci sono 18 anestesisti in organico come Vasto, è anche vero che di questi 4 o 5 sono dirottati ad Atessa, mentre a Vasto sono tutti e 18 al San Pio. Essendo quello di Atessa un ospedale per acuti, per legge deve avere la presenza h24 di un anestesista –rianimatore. Una presenza attiva ma anche le reperibilità. Nulla da dire a proposito, ma di conseguenza è necessario che il Renzetti abbia almeno 4 medici in più. A pieno regime, poi, con 18 anestesisti tutte e 6 le sale operatorie frentane (4+2dedicate all’oculistica) lavorerebbero a tamburo battente e riuscirebbero a fare anche maggiori interventi di elezione. Oltre ai medici chiedo anche una strumentazione adeguata. I ferri ci sono, non mancano, ma su 4 autoclavi necessari per sterilizzarli ne funziona 1solo. Questo significa che dobbiamo far “viaggiare” i ferri fino ad Atessa per farli sterilizzati più velocemente. Costano di meno le “spese viaggio” o la sistemazione di almeno un altro autoclave?».
Ad Atessa dunque arrivano da Lanciano medici e ferri da sterilizzare. Medici, ossia anestesisti ma anche chirurghi, importanti per far continuare le attività di week e day surgery. Ossia quegli interventi che comunque Lanciano, come Chieti, riesce a stento ad assicurare vista la gran mole di lavoro in urgenza, e gli interventi dei reparti chirurgici, come ginecologia, maxillo facciale, oculistica che a Atessa non ci sono. Ma forse proprio la week surgery- sistema che prevede il ricovero il lunedì e la dimissione entro il venerdì con la chiusura dei reparti il sabato e la domenica –potrebbe essere la forza del San Camillo per diventare un punto di eccellenza per gli interventi chirurgici minori. Il che potrebbe assicurargli quei medici in più “fissi” che non verrebbero divisi con il Renzetti.
Teresa Di Rocco

