Ospedale di zona disagiata Il sit-in si sposta in Regione

Guardiagrele. “Salute é Diritto” all’Aquila per sostenere la riapertura del presidio D’Amico: caos nella riattivazione di alcuni servizi e la dialisi funziona solo in parte
GUARDIAGRELE. Tutti d’accordo a ritrovarsi a L’Aquila, il 3 maggio, alla seduta del consiglio regionale per sostenere l’approvazione della risoluzione n. 40, presentata dal consigliere di Forza Italia Mauro Febbo, sulla riconversione dell’ospedale di Guardiagrele in “ospedale di area disagiata”. Si è conclusa con questo impegno la manifestazione organizzata ieri davanti al Santissima Immacolata dall’associazione Diritto è Salute che da oltre un anno ha intrapreso un’azione di comunicazione e interlocuzione con le istituzioni per rivedere la riorganizzazione del presidio ospedaliero. L’incontro, è stato introdotto dal rappresentante del sodalizio Pietro D’Amico, che ha sottolineato che il locale ospedale vive una situazione confusa e caotica con la riattivazione di alcuni servizi, come quello dialisi, che funzionano solo parzialmente e costringono molti malati a rivolgersi ad altre strutture. «Inoltre», ha aggiunto, «molte sono le lamentele per il servizio delle ambulanze che sono poche e per la rete di emergenza urgenza. È quindi necessario che il nostro ospedale sia riconosciuto come presidio di area disagiata».
Il consigliere regionale Mauro Febbo (FI) ha evidenziato il suo sostegno alla manifestazione in difesa della sanità locale e sottolineato che la delibera n. 122 del 2 marzo 2010, ostacola per l’ospedale guardiese il riconoscimento di presidio di area disagiata auspicato da Salute è Diritto e dal sindaco Simone Dal Pozzo. «La delibera 22», a precisato Febbo, «assegna 20 posti letto per il Centro diurno dello spretto autistico in contrasto con il riconoscimento di presidio di area disagiata, perché per la legge Battaglia la struttura autistica deve essere localizzata fuori dagli ospedali».
Il sindaco Dal Pozzo ha ribadito la posizione dell’amministrazione comunale. «Da una parte», ha precisato, «è necessario individuare Guardiagrele come presidio di area disagiata o, comunque, garantire una dotazione di posti letto di tipo medico; dall’altra parte, non è più rinviabile una operazione definitiva, perché anche la sanità territoriale e il distretto sia in grado di contare su prestazioni ambulatoriali complete e sufficenti». Il sindaco di Rapino, Rocco Micucci, ha ricordato che il declino dell’ospedale di Guardiagrele, iniziato con la chiusura dei reparti pediatria e ginecologia, ha penalizzato il territorio anche dal punto di vista economico. «Chiedere oggi per questa struttura il riconoscimento di presidio di area disagiata», ha sottolineato Micucci, «rappresenta un vero e proprio obbligo. Concetto ribatido anche dai consiglieri comunali di Progetto per Guardiagrele Flora Bianco e Orlando Console e dal rappresentante del gruppo “Insieme si può”, Dario Rosato.
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