Ospedale, l’endoscopia rischia di chiudere

Ortona. L’allarme sul Bernabeo dal deputato D’Alessandro: «Potrebbe essere trasferita a Atessa»
ORTONA . L’endoscopia dell’ospedale di Ortona verso la chiusura. È l’allarme lanciato dal deputato di Italia Viva, Camillo D’Alessandro. «Circolano strane voci in Val di Sangro dalle quali ho appreso che il direttore generale della Asl sembra essere intenzionato a chiudere l’endoscopia all’ospedale di Ortona per trasferirlo ad Atessa», avvisa D’Alessandro. Se così fosse, si tratterebbe di una importante perdita per il Bernabeo, dove questo servizio fa registrare importanti numeri. Secondo i dati del 2020, infatti, sono stati effettuati 2.191 esami endoscopici con tre medici, a fronte di 1.829 a Vasto con sei medici, di 1.515 a Lanciano con quattro medici, di 810 a Chieti con cinque medici. «E nel 2021», rimarca il deputato, «siamo già a 4.000 esami, con notevole incremento dell'attività chirurgia endoscopica». D’Alessandro, quindi, aggiunge: «Visti i dati non si capisce come il reparto, che in assoluto fa registrare i maggiori numeri nella Asl, a riprova dell’efficienza e della qualità del servizio, possa essere chiuso. Al contrario servirebbe un investimento per rafforzarlo ulteriormente».
L’esponente di Italia Viva si scaglia contro la direzione Asl: «I numeri sono numeri, non siamo più commissariati e ci sono molti più fondi di prima. Non c’entra nulla Atessa, nessuna di queste strutture va toccata. Avviare un ulteriore servizio, anche ad Atessa, rispetto alla domanda locale non può significare chiudere Ortona».
Contattata l’azienda sanitaria per fare chiarezza sull’attuale situazione, non c’è stata la volontà di replicare all’allarme lanciato dal deputato. Quest’ultimo rimarca di aver denunciato «il rischio del riconoscimento di ospedale di Ortona solo sulla carta, salutato come grande conquista. La verità è un’altra», aggiunge, «per di più sono in dubbio anche altri reparti. La precedente giunta regionale fu accusata di tutto e ci fu una grande operazione di mistificazione. Eppure riuscimmo a specializzare Ortona, non a chiudere il presidio. Eravamo commissariati ed oggi non lo siamo più. Non solo, sono cambiati governi e ministri alla Salute, ma il decreto Lorenzin nessuno lo ha modificato, né l’allora ministra grillina nel governo Conte 1, né Roberto Speranza nei governi Conte 2 e Draghi. Serve una operazione trasparenza che solo l’amministrazione comunale può garantire alla città», conclude il deputato di Italia Viva appellandosi al sindaco Leo Castiglione, «convocando il direttore generale della Asl con urgenza, prima che sia troppo tardi». (a.s.)
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