Ospedale, sale la polemica: vogliamo di nuovo i reparti

31 Maggio 2020

Atessa. Marcolongo (Comitato cittadino): no al San Camillo contenitore vuoto Fioriti (Progetto Atessa): ecco chi ha smantellato i servizi in tutti questi anni

ATESSA. Ospedale di Atessa, si sommano polemiche a polemiche. «Non vogliamo scatole vuote, né sperpero di denaro per il solo scopo di compiacere qualche “amico”. Noi vogliamo un ospedale al servizio della popolazione», afferma Andrea Marcolongo, esponente di Fratelli d’Italia, componente del Comitato in difesa del territorio. «Non ha senso per il nostro territorio», prosegue Marcolongo, «un ospedale Covid senza avere accanto una struttura ospedaliera con area medica e area chirurgica e, a questo punto, anche la riabilitazione ex art. 56. Durante l’ultimo consiglio comunale Liberatessa e Progetto Atessa hanno proposto una mozione che relega il San Camillo a uno scatolone solo Covid che blocca l’attività chirurgica (essenziale per essere ospedali) e non menziona il ritorno dei reparti, ma lascia spazio solo ad ambulatori e diagnostica. Il grosso della minoranza consiliare, mercoledì sera ha indossato le vesti del “cameriere” del Palazzo provando a somministrarci il progettino demolitivo già impacchettato dall’assessore alla sanità Nicoletta Verì e dalla Asl che gli stessi hanno incontrato la mattina per ricevere il mandato a somministrarci veleno».
Sulla vicenda ospedale interviene anche Debora Fioriti presidente di Progetto Atessa: «Sono tutti responsabili, la verità sull'ospedale è questa: 2007, la Regione a guida Ottaviano Del Turco (Pd) chiude ostetricia, ginecologia e pediatria; 2011-2014 Gianni Chiodi (centrodestra) sospende i primariati; 2014-15 iniziano a toglierci chirurgia, ortopedia, riabilitazione art. 56, week surgery, laboratorio analisi e la radiologia h24. I responsabili furono il Pd e il Movimento civico abruzzese (Mca) di cui il sindaco Giulio Borrelli era coordinatore regionale; 2015, Asl, Pd e Mca prevedono di riconvertire l'ospedale in presidio territoriale con un atto aziendale; 2016, la Asl prevede di convertire Atessa in ospedale di comunità, con Punto di primo intervento al posto del pronto soccorso. In Regione c'erano ancora il Pd e Mca. 2018, Silvio Paolucci (Pd) e Borrelli (Mca e sindaco di Atessa) brindano per l’ottenimento del presidio di area disagiata, in realtà mai approvato dal ministero». Veniamo al 2020. «4 marzo, la Asl», continua Fioriti, «chiede al Comune di indicare luoghi adatti ad eventuale quarantena; 6 marzo, Borrelli non dice al consiglio comunale della richiesta. Nei giorni seguenti Borrelli e altri sindaci propongono per Atessa un ospedale Covid. Il presidente della Regione, Marco Marsilio (FdI) e Verì (Lega) accolgono la proposta che porta a perdere i pochi servizi che erano rimasti attivi».
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