Ospedale, sequestrati cumuli di amianto

La Procura apre l’inchiesta: due indagati per omissione in atti d’ufficio, c’è anche l’ex manager Asl Pasquale Flacco
LANCIANO. Inchiesta della Procura sull’amianto in ospedale e sequestri da parte dei carabinieri forestali che trovano materiale inerte, amianto anche friabile e rifiuti speciali stoccati all’aria aperta sul terrazzo o nei sottotetti del presidio non smaltiti da tempo. Si complica la questione amianto nell’ospedale Renzetti. Scoperto nel 2015, dopo mesi di lavori fatti a spizzichi e bocconi, si è arrivati a metà marzo scorso prima alla firma, da parte del sindaco Mario Pupillo di due ordinanze per accelerare la bonifica dei reparti (a cui la Asl ha risposto con un cronoprogramma di lavori nuovo e monitoraggi anche dell’aria che risulta pulita), e ora all’inchiesta della Procura. Due gli indagati, per omissione di atti d’ufficio e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, tra cui l’ex manager Asl Pasquale Flacco, rappresentato e difeso dall’avvocato Angelo D’Angelo.
Atti e verifiche nei reparti e sulla presenza del materiale che doveva essere rimosso, affidati ai carabinieri forestali. Gli investigatori hanno trovato, in una lunga ispezione finita a tarda sera, rifiuti speciali, tra cui anche amianto friabile, cocci di tetti, montacarichi e serbatoi dismessi, nel terrazzo del presidio e in alcuni sottotetti. Rifiuti che dovevano essere rimossi da anni sulla base del censimento fatto dalla ditta Galeno nel maggio 2015 che verificò la presenza del crisolito in alcuni reparti e il materiale stoccato nel presidio. Che non doveva esserci. Da qui il sequestro. Ma l’ispezione ha verificato anche la mancata bonifica dei locali caldaia, con amianto friabile, la presenza del pericoloso materiale nei reparti Maternità, Pediatria, direzione sanitaria, Rianimazione, e nei sotterranei che sono il cuore dell’ospedale permettendo a personale e malati di spostarsi tra i vari reparti senza uscire all’aperto e sui quali campeggia ora il divieto di accesso.
«Sono andato al Renzetti su segnalazione di alcuni dipendenti che mi hanno mostrato una circolare del 29 marzo in cui si chiedeva loro di non passare nei sotterranei, senza però specificarne il motivo», spiega Francesco Taglieri, consigliere regionale e vicepresidente della commissione sanità che da operatore del Renzetti evidenziò il problema amianto, «negli uffici del direttore sanitario ho incontrato i carabinieri forestali che stavano eseguendo dei controlli sullo stato della bonifica dei locali con amianto, e li ho seguiti. L’amianto c’è sempre e il personale sanitario continua a passare nei corridoi come abbiamo riscontrato di persona, senza dispositivi di protezione. Il personale tecnico, poi, è costretto ad entrare nei locali contaminati, non ha una zona filtro in cui cambiarsi prima e dopo l’accesso. La circolare Asl vieta l’accesso, ma viene ignorata perché i percorsi alternativi esterni, pure ordinati dall’attuale manager Vincenzo Orsatti, non sono stati tracciati. Bisogna accelerare con la bonifica attesa da anni».
La Asl da parte sua evidenzia che lavorare in un ospedale aperto, con gli utenti, non è facile, e che non ci deve essere un eccessivo allarmismo visto che i monitoraggi sono continui e confermano che i limiti di legge per l’amianto non sono mai superati e che «non sono in atto inquinamenti ambientali interni e non ci sono fibre aerodisperse».
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