Ospedale, servono posti letto: Chirurgia diventa reparto Covid

12 Marzo 2021

Il Santissima Annunziata è pieno: potranno essere ricoverati altri 16 pazienti oltre ai 114 già presenti Cipollone: «Le sedute operatorie non subiranno variazioni». Vecchiet: «I malati sempre più giovani»

CHIETI. Al policlinico Santissima Annunziata si sta trasformando in zona Covid tutto quel che si può trasformare. Stavolta è toccato alla Chirurgia generale a indirizzo toracico: il reparto che si trova all’ottavo livello corpo B è stato convertito alla lotta contro il coronavirus. Da mezzogiorno di ieri, dunque, ci sono a disposizione 16 posti letto in più, che si aggiungono ai 114 (di cui 18 di terapia intensiva) già dedicati ai contagiati. È la risposta della Asl Lanciano Vasto Chieti per fronteggiare la terza ondata della pandemia. È un film visto e rivisto, nel senso che già ad aprile del 2020 si è vissuta una situazione simile all’interno dell’ospedale teatino.
«Dal punto di vista della sicurezza e della necessità di avere percorsi separati, questa è la soluzione migliore», spiega Francesco Cipollone, responsabile dell’area Covid. «Sono state considerate anche altre opzioni in provincia, ma sono state scartate perché non avrebbero dato le giuste garanzie. Le sedute chirurgiche non subiranno alcuna conseguenza, né quelle d’urgenza né quelle programmate. È solo una questione di spazi: i pazienti della Chirurgia generale a indirizzo toracico sono stati trasferiti nelle altre chirurgie che hanno disponibilità di posti letto».
Potrebbero essere convertiti anche altri reparti? «Considerando i flussi attuali di pazienti», risponde Cipollone, «non penso che sarà necessario trovare altri spazi per i malati Covid. Anzi, per fine mese, se i trend venissero confermati, gli spazi sarebbero ulteriormente ridotti e questo reparto tornerebbe alla chirurgia».
Jacopo Vecchiet, primario di Malattie infettive, è sul fronte da più di un anno. «Uno dei fattori che ha influenzato la diffusione del virus è sicuramente legato alle varianti, una novità che nessuno si aspettava. Un altro aspetto da considerare è che, con la zona rossa, non si stanno raggiungendo gli stessi risultati avuti un anno fa con il lockdown».
Servono misure più stringenti? «Se i numeri continuano ad essere questi, non credo che possa esserci un’economia sana con una popolazione ammalata. Penso che ci siano poche scelte diverse dal lockdown». Vecchiet condivide la decisione del Comune di Chieti di prolungare la chiusura delle scuole. «In questo momento dobbiamo concentrarci sulle vaccinazioni, l’unico strumento che abbiamo per combattere il virus. Riaprendo le scuole significherebbe correre il rischio di richiuderle immediatamente alla prima presenza di focolai. Se vogliamo evitare che il virus circoli, bisogna ridurre la circolazione delle persone, dunque anche degli adolescenti. I più giovani spesso introducono il virus nelle famiglie, dove vengono colpite le generazioni più anziane, ovvero quelle che, in percentuale maggiore, hanno bisogno dell’ospedale».
Come si può spiegare il netto calo dell’età media dei ricoverati? «I malati sono più giovani non perché il virus ha cambiato così drasticamente le sue caratteristiche, ma perché, un anno fa, con il lockdown, i ragazzi erano obbligati a stare a casa; adesso, invece, queste limitazioni così stringenti non ci sono. E i ragazzi, che sono maggiormente inclini a non essere attenti alle misure di sicurezza, si contagiano», conclude Vecchiet.
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