Palazzo a rischio crollo, caso in tribunale

I proprietari contro l’abbattimento ordinato dal sindaco: dovrebbero pagare loro la demolizione da mezzo milione di euro
CHIETI. Gli ex inquilini di palazzo Trinchese, sgomberato per il rischio crollo, portano in tribunale il sindaco Umberto Di Primio. I proprietari degli appartamenti che si trovano al civico 5 di via Don Minzoni hanno presentato ricorso davanti ai giudici del Tar di Pescara per chiedere l’annullamento del provvedimento con cui il primo cittadino ha ordinato di abbattere – entro 30 giorni – l’edificio di nove piani che pende di oltre 60 centimetri. L’atto in questione è stato notificato ai residenti lo scorso novembre. Ma una quindicina delle 27 famiglie, assistite dall’avvocato Giovanni Del Pretaro, ha deciso di avviare la battaglia a colpi di carte bollate. Per demolire il condominio alle porte del centro storico, stando a quanto emerso durante le ultime assemblee, servirebbe all’incirca mezzo milione di euro, cifra che sarebbe a carico dei proprietari. Ora i giudici amministrativi dovranno fissare l’udienza per la discussione della richiesta di sospensiva, che potrebbe tenersi entro questo mese.
Il ricorso è basato essenzialmente su due motivi. Il primo è legato a una «carenza di istruttoria» da parte del Comune: in sostanza, l’ente si sarebbe limitato a mettere a fondamento dell’ordinanza una relazione tecnica svolta per conto del condominio, senza avviare un iter autonomo, come prevede la normativa. Poi, i ricorrenti contestano al sindaco l’utilizzo di uno «strumento extra ordinem», ovvero l’ordinanza, che andrebbe applicato solo in situazioni «contingibili e urgenti». E in questo caso, insistono gli ex residenti, lo scenario era noto da tempo, già dal 2018.
Dall’altra parte, il Comune è certo di aver agito correttamente. La prima ordinanza di demolizione del palazzo, emessa il 31 dicembre del 2018 e notificata all’amministratore di condominio, non ha portato ad alcun risultato. Così, il 5 novembre scorso, il sindaco ha deciso di firmare un nuovo provvedimento, questa volta indirizzato «anche ai proprietari delle singole unità abitative». Secondo Di Primio, infatti, «si evidenzia una situazione di pericolo per la pubblica e privata incolumità e quindi appare necessario e urgente intervenire». Il sindaco ha ricordato anche l’esistenza di una relazione tecnica, a firma dell’architetto Gabriele Fratini Serafide, in cui si afferma che «la struttura presenta uno stato di dissesto e deterioramento tale da non escludere un potenziale crollo» e che «il fabbricato è alto circa 30 metri, quindi nell’eventualità di un collasso della struttura, gli edifici sopra descritti – vale a dire le palazzine che si trovano vicino al Trinchese – sarebbero pienamente all’interno del raggio d’azione della stessa». Ma adesso la palla passa ai giudici.

