Palazzo incompiuto e ora pericoloso «L’Ater lo abbatta»

29 Agosto 2018

Raccolta di firme tra i residenti nel quartiere Santa Rita «Ci giocano i ragazzi, ma accoglie senza tetto e drogati» 

LANCIANO. «Abbattete lo scheletro di cemento, mattoni forati e ferri arrugginiti di una struttura edilizia di proprietà dell’Ater in via Sigismondi». È la richiesta contenuta nella petizione consegnata ieri al commissario Ater, Gionni Forchetti, da Gabriele Martelli, residente di via Sigismondi. La struttura in questione è un palazzo che l’Ater ha iniziato a costruire negli anni 90 ma che non ha mai ultimato. Da oltre 20 anni c’è solo lo scheletro di cemento, mattoni rotti - mancanti in alcune parti - e ferri arrugginiti contornato da erbacce e sterpaglie, che accoglie senza tetto, spesso tossicodipendenti, che riescono ad entrare visto che la recinzione laterale è ormai un ricordo. «Non solo», spiega Martelli, «alcuni residenti nel raccogliere le firme mi hanno segnalato che spesso ci sono minorenni che vanno a giocare nell’edificio, si affacciano dai balconi incompiuti mettendo a rischio la vita visto che l’altezza è considerevole. E che dire di tutti gli animali che escono dall’area; tantissimi rtopi, tassi, serpenti e insetti che mettono a rischio l’incolumità dei residenti della zona».
Problemi di sicurezza, igienico sanitari, ma anche di degrado e decoro dell’area. «Quello scheletro è impossibile non notarlo», riprende il residente, «è un pugno a un occhio per l’intero quartiere e per via Sigismondi». Un edificio che crea pericoli, che non ha i requisiti per essere sistemato e che quindi andrebbe abbattuto. Il progetto del palazzo è stato modificato più volte dagli anni ’90, quando è stato realizzato lo scheletro, al 2008, quando pareva tutto fatto ma al momento della firma del contratto con il consorzio di imprese di Pescara che si era aggiudicato la gara di appalto, tutto saltò perché la ditta si tirò indietro. Erano previsti 16 appartamenti e quando sembrava che il cantiere potesse riaprire si è fermato tutto di nuovo a causa del terremoto del 2009 e l’entrata in vigore delle leggi antisismiche. Alla luce di queste leggi si rifece di nuovo il progetto nel 2012 e gli appartamenti da 16 scesero a 12. Ma mancavano i requisiti, le quantità di cemento, di ferri necessari, tutto era nel degrado e l’unica alternativa è da anni l’abbattimento.
«Speriamo che anche queste firme di coloro che vivono accanto allo scheletro», chiude Martelli ,«possano essere un incentivo per risolvere questo problema che assilla il quartiere Santa Rita, che conta oltre 8mila residenti, da oltre 20 anni».
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