Palestre e società sportive: fateci lavorare

Gli istruttori: è uno stop drammatico dopo tanti investimenti, a soffrire per le chiusure sono soprattutto bimbi e disabili
LANCIANO. Tute colorate e scarpe da tennis, striscioni, cartelloni e mascherine, rabbia e voglia di andare avanti. Il mondo dello sport frentano è sceso in piazza ieri mattina per far sentire la propria voce. Un presidio fisso, organizzato dall’istruttore Vincenzo Di Rado, il primo ad incatenarsi alla sua palestra dopo il decreto governativo che ha chiuso le strutture sportive, a cui hanno aderito oltre cento persone. L’obiettivo era di chiarire le difficoltà di chi non si è arreso, è andato avanti, adeguato le palestre alle norme anti Covid spendendo soldi, e ora si vede costretto a chiudere di nuovo e a non sapere, soprattutto, se si riuscirà a ripartire.
LA PROTESTA «Non tarpateci le ali come farfalle in gabbia»; «Lo sport patrimonio di tutti gli uomini»; «Palestra sinonimo di salute»; «Lo sport è vita». Sono alcuni dei cartelloni che gli istruttori delle palestre, ma anche atleti, runners e ciclisti, pallavolisti e calciatori, appassionati di fitness hanno portato in piazza Plebiscito per far sentire la rabbia, il disagio di chi vede lo sport come benessere, socializzazione e inclusione, ma si scontra contro chi- il governo- li vede come possibili fonti di contagio. «Lo sport, tanto centrale nella vita delle persone, è stato relegato come una delle attività meno utili», dice Di Rado al megafono. «Ci siamo messi a norma, abbiamo sudato per ripartire e qualcuno, senza dati alla mano che dimostrano che le palestre sono a rischio contagi, le chiude come se niente fosse. Lo sport invece è inclusione, è dare alle persone meno fortunate delle opportunità, è socializzazione, è lotta al disagio sociale, è togliere i ragazzi dalle strade o da davanti le play station. Ma tutto ciò è stato ignorato». «Distanziamenti, accortezze messe in atto fin dal 25 maggio non sono valse a nulla», aggiunge Eugenio Brettone della Peter Pan, «e le palestre sono state chiuse, considerate un capro espiatorio dallo Stato che non avrebbe dovuto farci spendere altri soldi e segnare ulteriori perdite se sapeva che ci avrebbe chiuso. Ma al di là dei soldi, viene meno il benessere delle persone, lo svago, la possibilità di scaricare le tensioni». «Si colpisce ingiustamente una categoria che guarda al benessere, alla socializzazione», continua Lauro Falciglia della Fitness e Wellness che conta 2mila iscritti, «e che è di supporto al sistema sanitario. Chi fa palestra, infatti, ha maggiori difese immunitarie e reagisce quindi meglio alle infezioni. Poi si sono colpiti anche bambini, disabili che nelle palestre avevano momenti di svago, di benessere fisico e mentale». Anche Daniele Litterio, allenatore di pallavolo, sottolinea la relazione tra sport e difese immunitarie e aggiunge: «quello del governo è un provvedimento assurdo che vieta lo sport ai più piccoli che hanno più bisogno di muoversi e sono meno attaccati dal virus. La Provincia poi non è stata da meno del governo perché per l’uso delle palestre scolastiche vuole la sanificazione certificata quotidiana: impossibile per le società». «La situazione sportiva è gravissima», dice Gabriele Di Felice allenatore di calcio di Castel Frentano, «veniamo da 5,6 mesi di inattività e ora priviamo di nuovo i bambini della libertà, della gioia di correre sui campi: è assurdo».
LE PROPOSTE E gli aiuti promessi dal governo? I ristori? «Non vogliamo l’assistenzialismo, 600 euro», riprende Di Rado, «vogliamo sudarceli i soldi, abbiamo studiato per questo lavoro. Vogliamo restare aperti ma se lo Stato ci chiude, poi ci deve aiutare a ripartire: se ho le gambe rotte, come faccio a correre da dicembre? Ci sono utenze e affitti da pagare». E la piazza lancia l’idea del bonus sport, sulla scia del bonus cultura che il Comune ha attivato nei mesi scorsi: dei soldi che le famiglie possono spendere nelle palestre, piscine, scuole calcio, pallavolo, pattinaggio, in ogni sport. Tra le proposte, le proteste, chi fa leggere i messaggi di bimbi che vogliono tornare in palestra, chi invoca maggiori controlli, una frase si sente più di ogni altra: «Chissà se questa volta riusciamo davvero a ripartire».

