Palloncini, rose e striscioni per l’ultimo saluto a Matteo

Un intero paese in lutto nel giorno dall’addio al 18enne morto dopo una lite in casa con il fratello Gli amici e i parenti porteranno la bara a spalla, in chiesa l’ingresso sarà limitato a 120 persone
MIGLIANICO. Una nuvola di palloncini nel cielo di Miglianico e 250 rose bianche e blu. Una cerimonia che coinvolgerà un intero paese, con la famiglia, gli amici, gli striscioni, i ricordi di una vita arrivata troppo presto all’ultima curva. E poi addio. Sarà così l’ultimo saluto a Matteo Giansalvo, il 18enne morto martedì, all’ospedale di Pescara, per il colpo in testa che gli ha sferrato il fratello Giuseppe al culmine di una lite scoppiata in casa, due giorni prima, per l’utilizzo di un rullo da pittore. L’abbraccio finale a «un ragazzo che sembrava un duro ma che aveva un cuore immenso», come lo ha ricordato la sorella Katia, sarà dato oggi, alle 10, nella chiesa di San Rocco. Potranno entrare solo in 120, perché le norme anti–Covid vietano assembramenti anche in occasioni così tragiche.
Giuseppe, 21 anni, agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi, non ci sarà. Alla fine, non è stata presentata l’istanza al giudice per chiedere l’autorizzazione ad assistere al funerale: gli psicologi gli hanno consigliato di restare a casa. La famiglia, che all’improvviso si è vista crollare il mondo addosso, non ha lasciato un secondo solo questo ragazzo che giura di aver colpito il fratello senza neppure accorgersene. «Matteo stava per sferrarmi un pugno: io con la mano sinistra mi sono coperto il volto e con l’altro ho sbracciato, per difendermi», ha messo a verbale davanti al giudice Luca De Ninis. «Quando l’ho visto a terra, non ho capito subito di averlo colpito in testa». La mamma Gina Primavera e i fratelli Emanuele, Katia e Marco gli hanno creduto fin subito. «No, non voleva fargli del male», hanno ripetuto sino allo sfinimento. «Giuseppe è un pezzo di pane, un ragazzo che avrà per sempre la vita distrutta. È stato un incidente». Ci sarà tempo per l’inchiesta giudiziaria, per la ricostruzione dei carabinieri coordinati dal pm Giancarlo Ciani, per le tesi difensive dell’avvocato Marco Femminella.
Oggi c’è spazio solo per il dolore. La bara sarà portata a spalla dal fratello Emanuele, dai due migliori amici Simone Bravo e Matteo Roscioli e dal cognato Eduard Iliescu. Ad accoglierla ci sarà tutto il paese e non solo, perché questo è un lutto collettivo che varca i confini della piccola Miglianico, colpita al cuore da una tragedia troppo grande. Ma non dovrà essere una cerimonia triste. In chiesa, leggeranno una lettera la cognata Valentina D’Ettorre e gli amici per ricordare le giornate trascorse insieme tra le risate, gli scherzi e i sogni che solo i ragazzi di diciott’anni possono avere. Tutti cercheranno di alleviare il dolore di mamma Gina, che non si dà pace e non riesce a capire il perché di tanto accanimento del destino.
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