Palmaroli: le mie vignette a Chieti

Domani arriva l’autore di Osho: «Vi racconto il meglio e il peggio della politica»
CHIETI. Si chiama “Carcola che ve sfonno” il libro di Federico Palmaroli che sarà presentato domani alle ore 18 al Bellavista. L’incontro, promosso dall’associazione Noi del G.B.Vico, sarà uno spettacolo con Palmaroli, autore della pagina Facebook Le più belle frasi di Osho, che proietterà su un maxischermo le sue vignette satiriche, spaccati di un’Italia «alle prese con profonde incertezze e contraddizioni evidenziate grazie a fulminanti battute in romanesco».
Palmaroli, il titolo del libro, con la foto del premier Mario Draghi in copertina, è “Carcola che ve sfonno”: allora, è andata che ci ha “sfonnato” o no?
«Eh, avremmo avuto una visione più chiara se non ci fosse stata la guerra. La guerra è arrivata nel momento in cui ci si stava avviando verso una normalità politica mentre adesso gli scenari cambiano ancora e diventa difficile distinguere l’azione del governo dalle contingenze di guerra. E ora è un problema anche fare satira».
Con le sue vignette, lei dice che racconta «il meglio e il peggio di un anno italiano»: ma qual è il meglio di quest’anno?
«Le mie vignette, sicuro».
E il peggio?
«La guerra e la pandemia che hanno rivoluzionato tutto. Anche per la satira: tutti abbiamo dovuto fare i conti con qualcosa che fino a due anni fa non era minimamente prevedibile».
Ma in politica, di questi tempi, il meglio dobbiamo intenderlo come meno peggio?
«Per la politica, il meglio è che ci stiamo avviando alle elezioni del 2023: dopo governi assurdi, governi di tutti, governi marmellata, ormai manca poco al voto e, per quello che faccio io, la battaglia politica offre più spunti ed è un momento di esaltazione. Un po’ come è successo per l’elezione di Mattarella».
Le mascherine l’hanno un po’ penalizzata, vero?
«Sicuramente, nascondevano l’espressività facciale; dal primo maggio, in teoria, non dovrebbe esserci più quest’obbligo e spero che si torni alla normalità. Ovviamente, della mia satira non frega niente a nessuno ma, per me, le mascherine sono un problema!».
La dedica apre alle riflessioni: «Questo libro è dedicato all’idiota che lo prenderà sul serio». Perché?
«È riferito soprattutto alle persone che interpretano la mia satira – e non sono pochi – come se fosse un lancio di agenzia di stampa e io fornissi delle notizie. La satira, invece, ha il compito di esasperare qualcosa che ha un fondo di verità e puntare al paradosso, ma tanti prendono le battute come se fossero notizie Ansa. Per esempio, proprio l’altro giorno, quando Carola Rackete ha fatto un tweet in cui diceva che si cancellerebbe da Twitter se lo comprasse Elon Musk, io le ho scritto di speronargli il profilo e la gente, tra i commenti, ha scritto che per quel reato è stata assolta: rispondere a una battuta con dei fatti mi fa arrabbiare».
E lei risponde a tono ai commenti su Facebook: i saccenti le danno fastidio?
«Dipende dal mio stato umorale del momento. Non sopporto le idiozie: rispondere in modo serio a una battuta è un ossimoro. La battuta muove da un fatto vero e chiude un circuito che non può essere riaperto da un’altra affermazione seria».
Lei, in un’intervista, ha detto che va forte in Abruzzo: come mai?
«Non lo so, non so spiegarmelo. In Abruzzo, nelle Marche e in Puglia sono seguito quasi più del Lazio. Forse per motivi di vicinanza geografica o perché sono stato spesso a Pescara e L’Aquila».
Lei è un appassionato di Gabriele d’Annunzio: perché le piace?
«Sono appassionato delle vicende dell’impresa di Fiume, quindi sono più appassionato del Vate che del poeta».
I politici farebbero a gara per comparire nelle sue vignette; ci sono anche quelli che si arrabbiano se finiscono nel mirino?
«Non si è mai arrabbiato nessuno e questa cosa un po’ mi preoccupa: se nessuno si incazza o faccio male il mio lavoro o sono così efficace nella risata e questo supera ogni contestazione. Certo non ho mai fatto cose particolarmente pesanti da portare al risentimento di qualcuno, se non i supporter di quel qualcuno. Una come Carola, se leggesse la battuta su di lei, si incazzerebbe sicuramente ma questo già lo so e, del resto, lei la relego a supporter e non a personaggio politico da vignettare».
Diciamo che ai politici farebbe piacere finire nelle sue vignette, no?
«Sì, ma anche se ti arrabbi alla fine rendere pubblica l’incazzatura è inutile: andare contro la satira è sempre un autogol, soprattutto ai tempi dei social».

