Paolucci: l’ospedale Renzetti va specializzato

16 Novembre 2014

L’assessore regionale annuncia: un solo presidio nell’area frentana per gli interventi chirurgici

LANCIANO. «Un unico presidio per acuti nell’area frentana e uno territoriale. Taglio dei doppioni dei reparti nell’area urbana e maggiore equilibrio nella distribuzione delle risorse. Investimenti su strutture, emergenza urgenza, diagnostica, medicina territoriale per 127 milioni di euro. L’ospedale Renzetti che deve specializzarsi, ridurre le liste di attesa e la mobilità passiva che registra ad esempio in prestazioni come la chemioterapia. Renzetti che va mantenuto perché è un ospedale che funziona, come dimostrano i dati sull’occupazione dei posti letto, all’80%per la degenza ordinaria e ben il 100% per quella in day Hospital”.

È questo il futuro della sanità frentana per l’assessore alla sanità Silvio Paolucci. Ed è quanto emerso nell’ambito del convegno organizzato dal movimento Progetto Lanciano “Quale futuro per la sanità frentana”, in una sala gremita della Casa di conversazione con l’assessore Paolucci, il presidente regionale commissione sanità Mario Olivieri, il sindaco e presidente della Provincia, Mario Pupillo, e il vicesindaco e organizzatore dell’evento Pino Valente.

Un futuro da disegnare oggi analizzando numeri e tenendo conto dei bisogni dei cittadini. «Ci deve essere un cambio culturale», ha detto Paolucci, «da una sanità che ha posto per anni il medico al centro del sistema, ad una che pone il cittadini al centro di ogni scelta. E il cittadino ha bisogno di servizi che funzionano. Servizi che si spostano sul territorio in una sanità che deve ridurre l’ospedalizzazione e alzare l’assistenza territoriale. Una sanità che negli ospedali deve dare poche specialità ma ad alti livelli per la sicurezza degli utenti. Il Renzetti ha numeri positivi per l’attività svolta. C’è addirittura il 100% dell’occupazione dei posti letto in day hospital, ma produce mobilità passiva ad esempio nell’ambito della chemioterapia, ha liste di attesa enormi ed è troppo generico. Va specializzato».

E a dirlo non è solo l’assessore ma la legge, il nuovo patto per la salute che pone un vincolo, quello del bacino di utenza, come cartina di tornasole per valutare dove porre gli ospedali per acuti e quali reparti debbano avere. E qui i numeri ci sono, aggiungendo anche Atessa. Già, perché il presidio sangrino conta un bacino di utenza di 18mila persone, Lanciano di 65mila. Assieme superano gli 80mila utenti. Il minimo per avere un ospedale per acuti.

«Un ospedale che», ha evidenziato Pino Valente, «deve essere ben strutturato. Negli ultimi 5 anni il Renzetti è stato depotenziato: ciò ha causato l’aumento delle liste di attesa fino a 500 giorni in particolare per mammografie ed ecografie. Ha causato il blocco di lavori attesi da anni in Chirurgia, Cardiologia, Geriatria, appaltati ma non avviati. Ha causato la perdita di 10 milioni destinati alla ristrutturazione del presidio e lo smembramento del trauma team, tagli a posti letto e servizi. Un presente che va cambiato».

Teresa Di Rocco

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