Parco Diocleziano, lancio fallito Pupillo: zona fragile e tanti guai

6 Aprile 2022

L’ex sindaco replica all’attuale primo cittadino sull’area costata 2,5 milioni e finita nel degrado «Errori di progettazione e di gestione: senza attività non si possono manutenere 22mila metri di oasi»

LANCIANO. «Un progetto non riuscito in un’area fragile»: così l’ex sindaco Mario Pupillo “bolla” il parco Diocleziano, costato 2,5 milioni di euro, inaugurato nel 2008, che affonda nel degrado. Una sorta di cattedrale nel deserto per Pupillo a causa di diversi problemi dell’area come la scarsa accessibilità e le frane. «La campagna elettorale è finita», precisa l'ex sindaco, «bisogna affrontare i problemi senza rifugiarsi in un scaricabarile non utile alla comunità ma recuperando anche le valutazioni sul parco fatte dalla nostra amministrazione, che si è interessata con studi, ad esempio per sistemare un ascensore, e affidamenti dell’area». Una risposta all’attacco del sindaco Filippo Paolini secondo il quale «la devastazione del parco è frutto di 10 anni di abbandono da parte dell’amministrazione Pupillo».
PROGETTO VANO«Il parco doveva essere un polmone verde in centro o una porta di accesso per i turisti, invece è un’opera piena di problemi», spiega Pupillo, «perché si sono fatti degli errori nella progettazione, a partire dalla destinazione d’uso, culturale e sociale della piccola struttura presente nell’area. Senza la possibilità di attività produttive e commerciali infatti, non si possono avere i soldi per gestire 22mila metri quadrati di verde e la stessa struttura all’ingresso del parco». Un progetto zeppo di problemi che per l’ex sindaco lo stesso Paolini, nella sua gestione dal maggio 2008 al maggio 2011, non ha risolto e lasciato in eredità proprio alla sua giunta.
I PROBLEMIIn primis la difficoltà di accesso del parco, «soprattutto per persone con disabilità, bambini e genitori con carrozzini», commenta Pupillo. «Si devono salire o scendere circa 100 gradini: bisognava inserire un ascensore. Noi avevamo previsto tre ipotesi di ascensore, ma avevano costi esorbitanti per il decennio di grave crisi economica che abbiamo superato e che ora il sindaco Paolini può riprendere se vuole risolvere questo problema». Che non è purtroppo l’unico. «Sono stati usati materiali non idonei», riprende l’ex sindaco, «come la scalinata con l’alzata in legno e la posata con terriccio con buche e irregolarità che rendono pericoloso il cammino. Poi c’è la struttura, che è un grande monolocale poco utilizzabile con infiltrazioni. E che dire del microclima - è umido in tutte le stagioni - e soprattutto della fragilità idrogeologica. La frana del 2015 dal lato di via del Ponte si somma al dissesto idrogeologico del Corso, del condotto Sargiacomo che attraversa il parco. Poi l’alluvione del 22 giugno 2018 ha distrutto la strada centrale realizzata con misto di Apricena». Strada distrutta, ma anche il resto del parco è devastato: sentieri impraticabili, erbacce e canne, recinzioni e panchine spaccate, sporcizia: non è un bel vedere.
LE SOLUZIONIIl sindaco Paolini punta però a recuperare l’area con un affidamento a una società esterna, previa sistemazione visto che ora è a pezzi. Idea non condivisa da Pupillo che ricorda i tre affidamenti fatti durante i suoi 10 anni di mandato, naufragati. «É troppo costoso tenere in ordine il parco, gli alberi. Occorrono poi almeno 300mila euro per mettere a norma l’area e poi emanare un bando. Se il sindaco ha già la soluzione del problema con associazioni che fanno la fila per gestire il parco, e non è una bufala, sono felice. Ma se non si sollevano gli affidatari dall’impegno insostenibile di curare il verde non si troverà nessuno disposto a gestire il parco. La cosa più semplice, per ora, è predisporre 20-25.000 euro per sua la manutenzione da parte di una ditta specializzata, fare la sorveglianza, attendere lo studio idrogeologico in corso sul condotto e trovare i fondi per metterlo a norma».
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