Parenti morosi, morti sfrattati dai loculi

Sull’albo del Municipio l’avviso ai familiari: «O pagate entro sessanta giorni, oppure le salme vanno nel campo comune»
CHIETI. Anche il riposo eterno può diventare una chimera, perché se i parenti non pagano i cosiddetti “oneri concessori”, il Comune può sfrattare i morti dai loculi. Avviene a Chieti, dove sull’albo pretorio dell’ente è comparso un avviso con un elenco di «salme ancora tumulate in loculi definitivi, per i quali i concessionari non hanno provveduto al pagamento, e per le quali è necessario procedere all’estumulazione». Sono undici, in tutto, gli “abusivi” individuati dal Comune, alcuni dei quali riposano in pace (o almeno, era questa la convinzione), addirittura dal 1993, altri dal 1996. La sepoltura più recente risale al 2015.
Adesso, entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’avviso, i parenti devono procedere a «regolarizzare le posizioni, mediante il saldo per l’acquisto del loculo occupato, o con il trasferimento delle salme in sepoltura private. Si comunica sin da ora», si legge ancora nel documento, «che in mancanza di riscontri, scaduti i 60 giorni gli uffici cimiteriali inizieranno le procedure di estumulazione, con la successiva collocazione delle salme in elenco in campo comune». E il tempo è già quasi scaduto, considerando che l’avviso è stato pubblicato sul sito internet a gennaio. Un loculo, attualmente, al cimitero di Chieti costa una cifra che oscilla dai 1800 ai 2200 euro. Dipende, anche in questo caso, dal “piano”.
Dagli uffici comunali si scopre che l’ente è autorizzato al recupero dei loculi, qualora ricorrano svariati motivi. Uno di questi è proprio la morosità da parte dei parenti. E non è per niente facile, oltretutto, risalire all’identità di consanguinei viventi ai quali, in qualche caso, sarebbe stato anche proposto un piano di “rientro” che prevedeva la rateizzazione dell’importo. Ma anche le spese di estumulazione, con il conseguente riposizionamento, sono a carico dei parenti, e c’è da scommettere sul fatto che il Comune farà di tutto per recuperarle.
Il “campo comune” è una zona del cimitero nella quale l’inumazione avviene all’interno di casse di legno, dopo l’apertura dei rivestimento zincato, per facilitare la mineralizzazione dei resti. Ma perché procedere a un’operazione così irriguardosa nei confronti dei resti mortali di un essere umano? La risposta risiederebbe nella penuria di loculi disponibili, alla quale si contrappone l’alto numero di richieste. E così, il morto pagante sfratta quello non pagante. A quanto pare, la differenza di classe non si estingue neanche dopo la morte.
E la famosa “Livella” invocata dal principe de Curtis, in arte Totò, comincia a non funzionare più, anche al cimitero. È proprio vero quando dicono che di eterno non c’è niente.
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