Parrucchiere ruba in un lido, il padre: «Chiedo scusa per lui ma ora fermiamo gli spacciatori»

Rocco Antonucci, dipendente di banca in pensione, racconta il dramma della famiglia per la droga: «Dal satellitare vedevo che andava a Rancitelli. Ho denunciato, nessuno ha fatto niente»
FRANCAVILLA AL MARE. «Mi scuso per quello che ha combinato mio figlio, ma non era lui, non è più lui. E io ce l’ho a morte con la droga e con chi la vende». Rocco Antonucci è il papà di Pasquale, il parrucchiere di 50 anni sorpreso a rubare in uno stabilimento balneare lo scorso sabato, presunto responsabile di altri otto furti analoghi. Dipendente in pensione, come addetto al centralino, di un istituto bancario, moglie casalinga, lui 78 e lei 80 anni, genitori di un’altra figlia e nonni orgogliosi, Antonucci e la sua famiglia si sono trovati da un giorno all’altro a vivere la vergogna e il dolore per il loro Pasquale. Ma lui non ci sta, reagisce e anzi grida la rabbia per una situazione, dice, «che poteva essere fermata».
«Mi riferisco alla droga», afferma deciso, «ho scoperto che mio figlio ne faceva uso qualche mese fa, quando dopo una lite a casa è andato in escandescenze in piena notte, urlava e predicava nel palazzo, io ho chiamato il 118 per dargli un calmante, sono arrivati anche i carabinieri». Dopo quell’episodio, il giovane ha avuto il braccialetto e il divieto di avvicinarsi alla casa dei genitori, ma questo non ha mai interrotto il loro legame di amore. «Avevo messo il satellitare a mio figlio, lo vedevo dove andava. A Rancitelli, anche due volte al giorno, a comprare la droga. Sapevo dove andava e sono andato dalla polizia, sono andato ovunque a dire di fermare quegli spacciatori. E adesso ecco il risultato. Mio figlio era diventato dipendente, lui stesso mi aveva detto “papà faccio qualcosa, mi faccio arrestare, ma è l’unico modo per liberarmi”. E per questo adesso spero solo che lo mandino in una comunità per disintossicarsi. Chi ha conosciuto mio figlio sa che persona era prima di questo inferno».
Ed è lui stesso a descriverlo: «Pasquale è sempre stato un tipo solare, si è sempre fatto voler bene da tutti, è appassionato dei Litfiba, quando cantava “Regina di cuori” era uno spettacolo, la serata era assicurata per tutti. Prima di aprirgli il negozio, ha fatto la gavetta a Imola, otto anni. Guadagnava bene, ma non era assunto e allora l’ho fatto tornare e lo abbiamo aiutato ad aprire il suo negozio di parrucchiere. Ormai sono più di vent’anni che ce l’ha».
Poi la vita che prende quella curva cieca e Pasquale che cambia, ogni giorno di più. «Da quello che mi ha detto una sua amica, è un anno che usa quella roba, 20 euro a giorno, a volte anche due volte al giorno andava a comprarla: faceva benzina per 5 euro e poi dritto lì a Pescara. Ecco, mio figlio pagherà per quello che ha fatto, ma adesso è ora che paghi anche chi semina morte e distruzione. Com’è possibile che nessuno li fermi? È un mercato che va smantellato, punto e basta. Ammiro tantissimo Pettinari, persona squisita, sempre in prima linea, è ora di agire contro questa mafia». E infine: «Mi sono voluto esporre anche con la foto, e anche se non tutti in famiglia erano d’accordo, perché siamo persone perbene e chi ci conosce lo sa. Certo che provo vergogna per quello che è successo, ma prima, ripeto, provo rabbia, mio figlio non è così».
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