Parte il processo in Assise Di Lello rischia l’ergastolo

2 Marzo 2017

L’accusa per l’ex calciatore 33enne è di aver premeditato l’uccisione di Italo

VASTO. È il giorno del giudizio per Fabio Di Lello che, per la prima volta dopo un mese di reclusione, dovrebbe varcare i cancelli della casa circondariale di Torre Sinello. L’ex calciatore 33enne, accompagnato dalla polizia penitenziaria, dovrebbe raggiungere l’aula del tribunale blindato di Lanciano. Questa mattina alle 10 comincia, davanti alla Corte d’assise, il processo per direttissima. L’accusa è omicidio volontario premeditato. Di Lello rischia l’ergastolo. Ma oggi potrebbe non essere in aula. I difensori dell’imputato, gli avvocati Giovanni Cerella e Pierpaolo Andreoni, chiederanno comunque i termini a difesa e il rinvio del processo. L’udienza potrebbe quindi chiudersi nel giro di poche battute e slittare a nuova data. La curiosità morbosa sulla vicenda ha spinto le forze dell’ordine e gli operatori del palazzo di giustizia di Lanciano a disporre severe misure di sicurezza dentro e fuori il tribunale.

L’ACCUSA. Di Lello il 1° febbraio ha ucciso con tre colpi di pistola, sparati da distanza ravvicinata, il 22enne Italo D’Elisa, che il 1° luglio 2016 investì e uccise sua moglie Roberta Smargiassi. Qualche giorno fa ha chiesto e ottenuto di essere ascoltato dal procuratore Giampiero Di Florio. Il giorno successivo al colloquio il magistrato ha chiesto per l’omicida il giudizio direttissimo per omicidio volontario con l’aggravante della premeditazione. Di Lello a giudizio della Procura avrebbe programmato da mesi l’omicidio di D’Elisa con meticolosità e lucidità. Cinque mesi fa avrebbe cominciato a pensare alla vendetta acquistando una pistola calibro 9. Nella sua mente si è fatta spazio l’idea della vendetta per giustizia. La morte dell’adorata moglie, vendicata con la morte del responsabile. Sul suo profilo Facebook è comparsa l’immagine del gladiatore. Ha iniziato ad allenarsi al poligono di tiro. Il 1° dicembre con atto notarile ha donato la propria casa ai genitori. Il 1° febbraio, mentre stava allenando gli allievi della scuola calcio di Cupello, Di Lello, ha ricevuto una telefonata. Per la Procura potrebbe essere stato avvisato della presenza di D’Elisa in viale Perth, a Vasto. Pochi minuti dopo l’ex calciatore ha sparato a Italo e poi è andato al cimitero per lasciare alla moglie la pistola con cui l’aveva vendicata.

LA DIFESA. «Fabio Di Lello è impazzito di dolore», è la versione dei difensori Cerella e Andreoni. I legali hanno più volte ribadito che l’uomo comprò la pistola per uccidersi. Non riusciva più a vivere senza Roberta. La depressione gli aveva scavato l’anima. Di Lello trascorreva le giornate al cimitero davanti alla tomba di Roberta, dove aveva fatto sistemare una panchina. Il panificio dei suoi genitori era tappezzato dalle foto di Roberta. «È la dimostrazione di quanto Di Lello amasse la moglie e avesse perso il senno per amore. In quelle condizioni non avrebbe mai potuto premeditare nulla», insiste l’avvocato Cerella. La difesa dell’omicida ha chiesto ai giudici del Riesame l’annullamento della custodia cautelare in carcere perché Di Lello non sarebbe pericoloso e avrebbe agito in un momento di follia. Il Riesame ha preferito tacere in attesa della prima udienza del processo per direttissima.

MISURE DI SICUREZZA. La tragica vendetta d’amore da un mese viene seguita in tutta Italia. Oggi in occasione del processo saranno centinaia i giornalisti, di testate e televisioni nazionali e non solo, che arriveranno a Lanciano. Il cancello del parcheggio del palazzo di giustizia resta chiuso dalle 8,30 alle 12,30 per motivi di ordine pubblico e sicurezza. Come è vietata la circolazione nelle strade attorno al tribunale. Il Comune di Lanciano ha emanato l’ordinanza che vieta la sosta e il transito in via Fiume, la strada che porta al palazzo di giustizia, dalle 6 e fino al termine del processo, ad esclusione dei veicoli autorizzati. Vietata la circolazione anche in via monte Grappa e via Zara, nel tratto compreso fra piazza Unità d’Italia e via Fiume.

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