Partita la corsa a sindaco, la rosa di nomi già si allarga

Marchionno è il primo a rompere il silenzio e lancia il dibattito sul futuro della città «Troppa indifferenza tra gli amministratori». In lizza anche Aceto, Vitale e Di Paolo
CHIETI. Si allarga la rosa dei pretendenti per la corsa a sindaco: non è più un affare a 10 perché, a un anno e mezzo dalle elezioni comunali, montano le ambizioni personali soprattutto tra gli amministratori in carica. Nei partiti iniziano già le divisioni e contrapposizioni per bloccare le fughe in avanti. Arriva la prima presa di posizione di uno dei papabili. E il primo a parlare delle elezioni comunali del 2020 - il sindaco Umberto Di Primio non potrà ricandidarsi perché ha raggiunto il limite dei due mandati - è uno che la politica non l’ha mai fatta: Stefano Marchionno, avvocato, presidente dell’associazione Noi del Vico che raggruppa gli ex studenti del liceo classico teatino e vice capo delegazione del Fai di Chieti, apre il dibattito sulla Chieti del futuro.
LA PRIMA VOCE. «Sento anch’io queste voci sul mio conto e mi fanno piacere perché, per me, rappresentano un attestato di stima ma mi intristisce il fatto che si pensi a un estraneo della politica per risolvere i problemi della città. Problemi», sottolinea Marchionno, «che ci sono e sono sotto gli occhi di tutti». Tra conti in rosso, servizi comunali ridotti al minimo e aumenti in arrivo - dalla Tari con una media di 50 euro in più a famiglia alle tariffe per gli impianti sportivi con una stangata fino al 50% - Chieti arranca. Chiunque sarà il prossimo sindaco si troverà a gestire una città sull’orlo del dissesto.
LA RIFLESSIONE. «Non ho bisogno della politica per vivere», premette Marchionno, che non si sbilancia e non dice né sì né no, «l’amore e l’impegno per la nostra città ci sono e ci saranno sempre, indipendentemente da ogni eventuale incarico politico. È indubbio che la nostra città stia vivendo uno dei periodi più brutti e opachi della sua plurimillenaria storia. E andando ancora più indietro, negli ultimi 20-25 anni, Chieti ha perso non solo lo status di capoluogo di provincia ma, fondamentalmente, la sua anima. È quasi inutile ricordare le spoliazioni che Chieti ha subito negli ultimi anni tra Banca d’Italia, Confindustria, sanità, Provincia, polo museale, Tua. E ciò che colpisce», dice Marchionno, «è l’indifferenza e anche la complicità della politica nostrana, alla quale si è accodata una parte della cittadinanza. Fortunatamente, il tessuto sociale e culturale è fervente e gode di ottima salute: tutti insieme possiamo e dobbiamo trovare un percorso che ci possa far uscire dal vicolo cieco in cui ci troviamo. Più o meno, tutti noi siamo convinti che Chieti meriti di più: coinvolgiamo i cittadini, le associazioni di categoria, i professionisti e gli studenti per costruire un futuro migliore». Marchionno, poi, richiama all’«orgoglio» e al «senso di appartenenza»: «I nostri figli non meritano di pagare per colpe dovute all’incompetenza e all’indifferenza di chi, finora, ha gestito la cosa pubblica».
GLI INTERESSATI. Ai vertici dell’amministrazione Di Primio si sgomita: in giunta sono pronti a correre gli assessori Mario Colantonio, Carla Di Biase e il vice sindaco Giuseppe Giampietro. Ma, in municipio, si dà per certo che anche il presidente del consiglio Liberato Aceto sia impegnato in prima persona. Un’altra ipotesi, sostenuta dall’ala più vicina alla destra, chiama in causa il consigliere di Forza Italia Emiliano Vitale, ricandidato al consiglio provinciale. Dall’altra parte dello scacchiere, anche Bruno Di Paolo (Giustizia Sociale) potrebbe puntare in alto dopo cinque anni di opposizione. E infine c’è Francesco Lapenna per Casapound.

