Partorisce in casa davanti al marito «Non c’era tempo per l’ospedale»

30 Agosto 2022

L’esperto: «Sono casi molto rari, per evitare complicanze è fondamentale attivare subito i soccorsi» La mamma di 24 anni e la bimba stanno bene: già nelle prossime ore potrebbero essere dimesse

CHIETI. Non fa in tempo a correre in ospedale e partorisce in casa davanti al compagno. Stanno bene la mamma, una 24enne di origini bulgare residente a San Giovanni Teatino, e la sua bimba, ora ricoverate al Santissima Annunziata di Chieti. Susanna ha avuto fretta di nascere domenica sera, quando non ha lasciato il tempo a mamma e papà di salire in macchina e raggiungere il policlinico. Dopo le prime contrazioni, l’uomo ha telefonato al 118. L’assistenza è stata immediata ma, nel momento in cui è arrivata la spinta più forte, ormai era troppo tardi per muoversi di casa.
Quando nell'abitazione di via Salara è arrivata l'ambulanza, dunque, la piccola era già nata. Agli operatori il compito di prestare le prime cure e di portare mamma e figlia in ospedale per i controlli. Già nelle prossime ore la donna e la bimba potrebbero essere dimesse.
«Partorire in ospedale è più sicuro», spiega il professor Francesco D’Antonio, responsabile del Centro di medicina prenatale e gravidanze a rischio di Chieti. «Per fortuna, i casi di parto in casa sono molto rari. Quando si mette alla luce un bimbo in ambiente domestico, attivare senza ritardo i soccorsi può essere fondamentale. Tecnicamente, si chiama emergenza ostetrica: le possibili conseguenze negative sono imprevedibili ed è indispensabile un’assistenza medica immediata. In parole semplici: quando sorgono complicanze, può anche accadere che ci siano pochi minuti o, addirittura, una manciata di secondi per salvare la vita di mamma e neonato. Mettere alla luce un figlio in ospedale, dunque, è sempre e comunque consigliabile: non bisogna mai dimenticare che il Sistema sanitario nazionale garantisce a tutte le donne la massima assistenza, in ogni fase della gravidanza».
In particolar modo, continua il professor D’Antonio, «il monitoraggio del benessere materno e fetale in travaglio, soprattutto nelle gravidanze a rischio, si associa a un netto miglioramento delle condizioni della mamma e del bambino, che rappresenta il fulcro della esistenza ostetrica. Emergenze tali da compromettere la salute della madre e del nascituro possono verificarsi anche nel contesto di una gravidanza e di un travaglio fisiologico e risultano non sempre prevedibili».
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