Patrigno violento sotto accusa
Una delle vittime: «Lo chiamavo Hitler perché decideva tutto lui»
CHIETI. «Al compagno di mia madre nel mio diario lo chiamavo Hitler. Noi dipendiamo dal suo umore». Così una ragazza di 15 anni ha raccontato la sua vita da incubo davanti al sostituto procuratore Lucia Anna Campo e ai poliziotti. Per quegli episodi un uomo di 49 anni (non indichiamo il nome per tutelare le identità delle vittime) è stato rinviato a giudizio dal giudice Andrea Di Berardino: è accusato di maltrattamenti in famiglia e di atti sessuali (di minore gravità) nei confronti della giovane e di maltrattamenti e lesioni verso un anziano di 75 anni, in passato accudito dalla compagna dell’imputato che fa la badante.
Questa storia di violenza e di soprusi quotidiani viene a galla nell’aprile del 2019. La ragazzina contatta via chat l’associazione Telefono azzurro: indica il compagno della madre come «autore di condotte domestiche vessatorie abituali, tali da aver instaurato un clima di costante prevaricazione, in danno di tutti i componenti del nucleo familiare», ricostruisce l’accusa. Le psicologhe del Telefono azzurro girano la segnalazione alla polizia. Gli accertamenti della seconda sezione della squadra mobile di Chieti partono immediatamente. La 15enne viene ascoltata a scuola per timore che il patrigno possa accorgersi di qualcosa. Ed «emerge un clima di rapporti deteriorati», spiegano le carte dell’inchiesta, «nell’ambito dei quali l’indagato è la figura che impone una serie di vessazioni sistematiche, incutendo timore verso chiunque non sottostìa al suo volere». È scattata anche l’accusa di violenza sessuale perché il patrigno avrebbe più volte toccato il sedere alla ragazzina sebbene questa gli avesse detto di smetterla.
L’imputato, difeso dall’avvocato Bambina Stefania Masci, respinge con forza ogni accusa. Il processo inizierà il 5 novembre. (g.let.)
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