Patto tra piccoli Comuni per accogliere i migranti

6 Gennaio 2018

Frisa e San Vito siglano la convenzione per aprire un centro Sprar per famiglie Polemica a Fara San Martino: petizione dell’opposizione contro il progetto

FARA SAN MARTINO. I piccoli Comuni si mettono insieme per progettare e gestire centri Sprar, per la protezione di richiedenti asilo e rifugiati. Dopo Palena, Taranta Peligna e Colledimacine, anche San Vito e Frisa hanno firmato un protocollo d’intesa per preparare un bando e trovare un soggetto attuatore per aprire un centro Sprar che accoglierà, in particolare, famiglie con minori. L’esempio sarà seguito anche da Fara San Martino, Civitella Messer Raimondo e Lama dei Peligni, che entro quindici giorni porteranno in consiglio comunale l’argomento. L’intento delle amministrazioni è di accogliere rifugiati, già titolari di protezione umanitaria, con alloggi e progetti di integrazione e bloccare il proliferare di Centri di accoglienza straordinaria (Cas), contenendo così il numero di migranti che altrimenti potrebbe lievitare a diverse decine. A Fara San Martino il gruppo di minoranza L’Aquilone-Idee per Fara è contrario alla decisione di aprire un centro Spar e ha intrapreso una petizione popolare. «Dal 28 novembre, giorno in cui abbiamo deciso di scendere in campo coinvolgendo la cittadinanza di Fara su questo delicatissimo tema, ad oggi», affermano Antonio Tavani e Gianni Aruffo del gruppo di opposizione, «hanno già raggiunto un numero significativo le firme raccolte tra quanti ritengono che la storia di una comunità come la nostra non possa essere stravolta e strumentalizzata in nome e per conto di quella che - spacciata per logica dell’accoglienza - altro non è che il vile business dell’immigrazione o peggio ancora del pedissequo e acritico ossequio alle malsane idee del Governo». Tavani e Aruffo incalzano il sindaco Carlo De Vitis: «Perché non spiega senza filtri cosa intende fare? Perché non convoca un consiglio comunale straordinario e aperto alla cittadinanza in cui mettendoci la faccia dica chiaramente che aprire uno Sprar anche a Fara significa aprire una porta finora chiusa e non controllare più numeri, arrivi, movimenti e circolazione di immigrati?». «Sono due mesi che il gruppo di minoranza chiede di firmare la petizione», replica De Vitis, «ma è ovvio che le firme non sono riuscite a raccoglierle nei numeri che speravano. La prima delibera di adesione allo Sprar è del marzo 2017 e il monco gruppo di minoranza formato dal solo Tavani e da Aruffo -anche loro spesso assenti nei consigli comunali- solo dopo nove mesi e in vista delle elezioni del 4 marzo, iniziano una polemica xenofoba e di terrorismo psicologico nel paese. È evidente che Tavani fa solo politica in vista delle elezioni, non pensa al bene del paese e che l’apertura di un centro Sprar, con soli sei rifugiati da ospitare nei prossimi tre anni, evita l’apertura di un Cas, formato invece da decine e decine di immigrati».
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