Pazienti al freddo, il sindaco va dal prefetto

3 Novembre 2020

Atessa. Sala d’attesa fuori dal pronto soccorso, Borrelli: situazione insostenibile, mettiamo le tende

ATESSA. Pazienti all’addiaccio davanti al pronto soccorso del San Camillo: il Comune mette le tende a disposizione e investe dell’episodio il prefetto di Chieti. «C’è una situazione insostenibile ad Atessa, peggiorata con l’arrivo della stagione fredda e con l’acuirsi della pandemia. Il problema è che il pronto soccorso, molto frequentato, ha una “sala d’attesa” all’aperto, senza nessun riparo», afferma il sindaco Giulio Borrelli che ha scritto alla Regione e alla Asl, «per sollecitare la soluzione del problema. Coinvolgeremo anche il prefetto di Chieti».
Il Comune che, dalla scorsa primavera poco dopo l’inizio della pandemia, ha attivato il Coc (Centro operativo comunale), insieme con la protezione civile, è pronto a mettere una o due tende a disposizione per fronteggiare l’emergenza ed evitare che i pazienti restino all’addiaccio, prima dello smistamento tra percorso Covid e non Covid. «Se la Asl non è riuscita finora a fare i lavori previsti», continua il primo cittadino, «adotti subito misure concrete, seppur provvisorie. Noi siamo disposti a dare una mano, ma facciamo in fretta, anche perché il numero dei pazienti che vanno al Pronto soccorso è purtroppo aumentato. Queste persone non possono stare sotto le intemperie, in attesa che qualcuno si prenda cura di loro».
Dei pazienti costretti ad aspettare fuori dal pronto soccorso si è interessato anche il Comitato spontaneo in difesa del territorio. «Vorremmo, intanto, sapere, da chi governa la sanità in Abruzzo», allarga il discorso il sindaco Borrelli, «se nell'ultimo tavolo di monitoraggio, a ottobre a Roma, è stata proposta e approvata l’intera rete ospedaliera regionale. I vertici politici e amministrativi, che hanno partecipato alla riunione, possono senz’altro anticiparci qualcosa. È importante, soprattutto in questo periodo, che la regione sia dotata di un’adeguata rete dell’emergenza-urgenza e che l’ospedale del nostro territorio abbia il definitivo riconoscimento previsto nella programmazione, e cioè che sia al servizio di un’area disagiata, e possa iniziare a funzionare, finalmente, a pieno regime e in sicurezza».
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