Pd, direttivo azzerato e voci di sfratto dalla sede

1 Febbraio 2015

Il segretario Marongiu: «Volevo fare un passo indietro già da ottobre Spifferi e malumori? Nessuno faccia illazioni. Ci trasferiamo, ma non per debiti»

LANCIANO. Il direttivo azzerato, l’idea del segretario di rassegnare le dimissioni, le voci di sfratto dalla sede. Dovrebbe essere un Pd in salute quello di Lanciano, ma questioni interne lo agitano e ne opacizzano i successi. Primo partito in città alle elezioni europee, prima forza di governo, la base consiliare allargata grazie a nuove adesioni. Ma “spifferi” e malumori hanno generato un momento di stallo, a un anno dal ritorno alle urne per tentare la riconferma a Palazzo di città.

L’idea delle dimissioni. Risale allo scorso 6 ottobre l’azzeramento della segreteria, nominata appena sette mesi prima (la coordinatrice Rossella Saltarella si era già dimessa). Meno di un mese dopo, il segretario Leo Marongiu prefigura le proprie dimissioni, poi mai formalizzate. «Avevo lanciato l’idea di lasciare il passo per un altro tipo di impegno», spiega Marongiu, da 5 anni alla guida del circolo frentano, «una proposta fatta a un anno dalla fine della consiliatura e con una maggioranza forte e stabile al Comune, nel momento in cui anche il sindaco Mario Pupillo ha aderito al Pd. Un nuovo impegno per ridare slancio al partito e per non personificarlo con un solo soggetto. Pensando che una guida esterna all’amministrazione comunale stimolasse una dialettica migliore nel partito». In questi mesi le dimissioni non sono state formalizzate, grazie anche ai tanti inviti a rimanere e a guidare il partito nella delicata fase verso le amministrative.

La segreteria azzerata. Da quasi 4 mesi il circolo è senza segreteria e tesoriere. «Ho voluto dare un segnale di fermezza», spiega ancora il segretario, «dall’interno continuavano a uscire spifferi e illazioni. Ho preso il Pd nel suo momento peggiore, abbiamo costruito una campagna vincente per le comunali, sono stato il primo degli eletti e ho rifiutato di sedere in giunta, rimanendo a lavorare per il partito. Non permetto a nessuno di fare illazioni o caricature falsate di quella che è la vita interna del circolo. Per fare parte degli organismi partitici occorrono lealtà, franchezza e senso di appartenenza. Stiamo per entrare nella fase congressuale per eleggere il nuovo segretario regionale, sarà questa l’occasione anche per costituire la nuova segreteria».

Il problema della sede. Dagli spifferi interni al circolo provengono anche le voci di sfratto dalla sede di via Del Mare, che il Pd presto lascerà. C’è chi parla di problemi economici, quote non versate e mancanza di fonti di autofinanziamento, ma il segretario è categorico: «Nessuno sfratto. Da tempo pensavamo di lasciare la sede perché troppo lontana dal centro. In largo Tappia ci sono locali del vecchio Pci, di proprietà della Fondazione Pd. C’è l’obiettivo ambizioso di recuperarli».

Le reazioni. «Fatico a comprendere quello che sta succedendo», sostiene Tommaso Sarchese, ex tesoriere ed ex componente della segreteria, «si sta andando verso un’eutanasia politica che ritengo inopportuna, incomprensibile e masochista. Forse vi è un’opinione dilagante che ormai il partito non serve più. Proprio nel momento in cui il Pd si appresta a eleggere il nuovo segretario regionale e governa a tutti i livelli. Qualcosa non quadra». «Quando il Pd è compatto vince», sottolinea Marusca Miscia, delegata nazionale, «con questo spirito oggi il partito locale deve ritrovare le ragioni dello stare insieme. Bisogna capire a cosa serva oggi un partito sul territorio, a quale servizio è chiamato. Anche le critiche sono utili per riaccendere gli entusiasmi, ma servono atteggiamenti costruttivi affinché si possa guardare alle prossime scadenze elettorali con la certezza di mettere in campo le energie migliori».

Stefania Sorge

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