Pene troppo severe, processo da rifare

Droga, condanne aumentate in appello a tre imputati: la Cassazione rinvia gli atti a Perugia
VASTO. Pene troppo severe, la Cassazione accoglie il ricorso della difesa e rimette gli atti alla Corte d’appello di Perugia. L’avvocato Arnaldo Tascione e il collega Beniamino Di Bona, del foro di Cassino, sono soddisfatti. Il ricorso presentato per i loro clienti, Giuseppe Di Florio e Simone Forlini, è stato accolto dalla suprema Corte. La stessa cosa è stata decisa per Italia Belsole, la moglie di Lorenzo Cozzolino.
La vicenda processuale riguarda gli imputati dell’operazione antidroga “Tramonto” scattata nel 2010. In primo grado, l’8 maggio 2013, il giudice di Vasto, Falcione, distribuì 69 anni di carcere fra 13 indagati. L’anno dopo la Corte d’appello non solo confermò le condanne (assolvendo solo un imputato) per spaccio di droga, estorsioni e attentati incendiari, ma in qualche caso aumentò le pene. Il collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino e la moglie Italia Belsole, ascoltati in videoconferenza da una località sconosciuta e assistiti dagli avvocati Antonio Di Micco e Nicola Artese, riconosciute le attenuanti della collaborazione vennero condannati rispettivamente a sei anni e a otto mesi di reclusione e a una multa di 28mila euro (in primo grado erano stati condannati a dieci anni ciascuno).
La Cassazione ritiene che la pena per la donna fu eccessiva. Stessa sentenza per Giuseppe Di Florio, che vide aumentata la pena a sei anni di carcere di altri otto mesi, più 30mila euro di multa. «Ora è tutto da rivedere», dice soddisfatto l’avvocato Tascione. Come lo è il collega Di Bona: in appello la pena per il suo cliente salì da quattro anni a cinque anni e dieci mesi. Ora deciderà la Corte d’appello di Perugia.
L’operazione “Tramonto” fu un blitz concordato dalle forze dell’ordine di sei regioni: Abruzzo, Molise, Campania, Lazio, Puglia ed Emilia Romagna. Gli arresti scattarono all’inizio del 2010 dopo un anno di indagini dirette dal procuratore Giancarlo Ciani e dal procuratore capo dell’epoca, Francesco Prete. L’operazione portò alla luce una inquietante consorteria ritenuta colpevole di una serie di gravi reati. Fu proprio l’operazione “Tramonto! a convincere Cozzolino a collaborare con la giustizia e a dare il via all’operazione “Adriatico”: 80 imputati di cui da mesi si stanno occupando i giudici vastesi. Le sentenze sono previste per fine marzo. Un esercito di avvocati contesta le rivelazioni. Tanti i colpi di scena già regalati ma non ne sono esclusi altri. (p.c.)
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