«Per far chiudere i reparti gettate discredito su di noi»

13 Luglio 2015

ORTONA. I medici Manuela Mucci e Bruna Campeggia, responsabili rispettivamente dell’Unità operativa di Ostetricia e ginecologia e dell’Unità operativa di Pediatria dell’ospedale di Ortona hanno...

ORTONA. I medici Manuela Mucci e Bruna Campeggia, responsabili rispettivamente dell’Unità operativa di Ostetricia e ginecologia e dell’Unità operativa di Pediatria dell’ospedale di Ortona hanno scritto una lettera aperta al commissario dell’Azienda sanitaria regionale e all’assessore regionale alla salute. Ecco alcuni stralci

«Abbiamo tentato di non scendere in confronti “botta e risposta” ma non possiamo non rispondere a quanto da voi stigmatizzato con la vostra chiave di lettura nell’articolo apparso giovedi 9 luglio sulla stampa cartacea. Ancora una volta ribadiamo che è necessario non difendere ma affermare la realtà delle cose magari con chiavi di lettura diverse. Capiamo che abbiate deciso una riorganizzazione ma non riteniamo giusto che per chiudere si debba gettare discredito e ingannevolmente far apparire un Punto nascita per quello che non è per il solo fatto di giustificarne la chiusura. Come figure istituzionali siete tenuti a fare la vostra parte ma da “questa parte” ci sono professionisti che hanno lavorato e lavorano non solo per la sicurezza del parto ma anche per dare pregio e lustro alle istituzioni garantendo pari opportunità, qualità ed equità delle cure a tutte le donne, i neonati e i bambini che si sono rivolti e si rivolgono alla struttura di Ortona e soprattutto garantendone la sicurezza del percorso».

«È noto a tutti quanto sia difficile digerire l’ingiustizia e la irragionevole chiusura del Punto nascita di Ortona sulla base di criteri che i tecnici da voi nominati hanno individuato nel famoso documento al di là di prevederne 12, 8 o 6 per l’Abruzzo. E altrettanto noto appare il continuo rincorrersi dei vostri dati per colpire il nostro lavoro o per non farlo apparire di qualità. Non ci risulta che si siano sfiorate tragedie ad Ortona e così come lui anche noi vorremmo dire alla cittadinanza non ci cascate. Il rischio quotidiano è insito nella pratica ostetrica, è presente in ogni Punto nascita, rischio che a Ortona, possiamo dire con cognizione di causa, viene responsabilmente governato alla presa in carico della diade madre-bambino adottando procedure e seguendo linee guida scientifiche di riferimento. Ribadiamo per l’ennesima volta che il Punto nascite di Ortona ha registrato nel 2014 un +15% di parti rispetto al 2013 e un +10% di parti rispetto al quadriennio 2011-2014 e un +29 parti nei primi 6 mesi del 2015 rispetto al 2014, a fronte di un trend negativo di altri Punti nascita della Asl il che significa che viene scelto dalla utenza perché individuato come affidabile e sicuro; che a Ortona la mortalità nati negli ultimi 5 anni è pari allo 0,001‰ e la morbilità neonatale di neonati a termine con affezioni maggiori e significative, come confermato dal commissario Asr non più tardi di 10 giorni fa, è solo dell’ 1,3 %; che la percentuale dei parti cesarei primari è solo l’11,9% senza aumento significativo di eventi avversi ostetrici. Per quanto riguarda le affermazioni dell’Assessore, è giusto, deve esistere un’etica e una correttezza in tutto, in sanità come in politica, nel fare il medico come nel fare altri mestieri, e che le donne non si portano dove si vuole o conviene ma dove la selezione del rischio ostetrico indica che debbano partorire pur sapendo che eventi avversi in ostetricia sono presenti sempre, anche in luoghi di livello assistenziale superiore».

«Noi ci sentiamo etiche, corrette, giuste ed oneste nonostante si tenti di denigrarci attraverso un diritto contrattualmente riconosciuto. Ed è per questo che vogliamo far sentire con forza la nostra voce ritenendoci esclusi ingiustamente, tenendo conto che i criteri individuati dai tecnici nominati dall’organo regionale ci facevano rientrare a pieno titolo nella rete dei Punti nascita. Per questo non possiamo concedere che per chiuderci ci facciate apparire per quello che non siamo».

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