Perdona il marito che l’ha violentata E lui se la cava
CHIETI. Sottoposta a “vessazioni fisiche e psicologiche”, presa a pugni, costretta ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà nonostante fosse incinta, minacciata, segregata in casa, senza...
CHIETI. Sottoposta a “vessazioni fisiche e psicologiche”, presa a pugni, costretta ad avere un rapporto sessuale contro la sua volontà nonostante fosse incinta, minacciata, segregata in casa, senza la possibilità di chiamare aiuto, visto che le avevano preso anche il cellulare. Senonché, nella notte del 13 settembre scorso, la donna è riuscita a scappare di casa, è uscita per strada e ha chiesto aiuto. I lamenti hanno attirato l’attenzione di una pattuglia di carabinieri di passaggio che ha soccorso la donna e si è messa alla ricerca dell’uomo che le aveva fatto tutto questo, il marito. Sia lui che lei sono stranieri, originari del Nord Africa. Nel loro paese d’origine sono sposati, ma in Italia non sono state avviate le procedure di riconoscimento del matrimonio e risultano solo conviventi. L’uomo, di 32 anni, fu subito rintracciato dai militari e portato in cella. Dove è rimasto per cinque mesi sino all’udienza davanti al giudice Luca De Ninis, un rito abbreviato condizionato all’esame della persona offesa e dell’imputato. E così la coppia si è incontrata di nuovo. Lei, accompagnata dall’avvocato Daniela Mascioli, è ormai quasi all’ottavo mese. Il futuro padre, arrivato in manette, è stato assistito dall’avvocato Diego Bracciale. Accusato di maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata (le aggravanti sono sia la gravidanza che la parentela) e lesioni aggravate (l’aggravante sta nel fatto che avendo minacciato e chiuso in casa la donna, senza cellulare, voleva evitare che una denuncia), rischiava parecchi anni. Ma lei, pur non ritrattando l’accaduto, almeno nei tratti sostanziali, ha detto che lo aveva perdonato. Avrebbe voluto che uscisse di galera, pur sapendo che proprio a causa della sua denuncia sarebbe stato molto difficile. Quando il giudice ha pronunciato la condanna a 2 anni e 6 mesi e gli avvocati le hanno spiegato che verrà presentato sia un appello che una richiesta di scarcerazione e che l’uomo sarebbe potuto tornare in libertà tra qualche mese, le si è riacceso il sorriso sul volto. «Mi sentivo in colpa», ha detto prima di andarsene. (a.i.)

