Permessi, Sevel vince in Cassazione
Bocciati i ricorsi degli operai in 104 pizzicati a fare altro e licenziati
ATESSA. È stata la Cassazione a mettere la parola fine sui licenziamenti da parte di Sevel nei confronti di operai che avevano abusato dei permessi legati alla legge 104. Dipendenti che, invece di assistere i familiari bisognosi, sono andati a ballare, fare spese o giocare. Casi finiti anche nelle aule penali per truffa ai danni di Sevel e Inps. La Cassazione, sezione lavoro, ha reso note le motivazioni relative al caso di G.R., operaio che aveva usufruito nel 2010 di permessi per un’operazione al ginocchio. Nell’aprile 2010 era stato licenziato perché gli investigatori ingaggiati da Sevel lo avevano scoperto, il 17, 18, 22 e 24 marzo, in campagna a lavorare, guidando per giunta il trattore. La Cassazione si è pronunciata rigettando il ricorso dell’operaio e dando di fatto ragione a Sevel. Ma non è un caso isolato: prima di lui altri operai hanno visto respinti, in appello o in Cassazione, i ricorsi contro il licenziamento. E.A., 55 anni, aveva ottenuto la 104 per assistere la madre ma era stato pizzicato a ballare; il tribunale di Lanciano lo aveva reintegrato, ma appello e Cassazione hanno invece accolto le tesi Sevel e confermato il licenziamento. S.A., 39 anni, doveva assistere il nonno della moglie ma era andato a fare spese; in vari gradi di giudizio ha visto accolto il ricorso, poi rigettato in Cassazione. Si è fermato in appello il caso di A.S., 41 anni, che aveva usufruito nel 2013 dei permessi per assistere il figlio diversamente abile, ma un giorno, dopo averlo accudito un’oretta, lo aveva lasciato ai nonni per aiutare la moglie in negozio. Nei vari gradi di giudizio sono stati i legali Giacinto Favalli, Mario Cammarata e Antonio Codagnone a rappresentare Sevel e a chiarire, come confermato dalla Cassazione, che «è un abuso del diritto alle 104 e alla malattia quello da loro fatto, contrario alla buona fede e lesivo del datore di lavoro che si vede privato ingiustamente della prestazione lavorativa del dipendente subendo dei danni». (t.d.r.)

