Perrotti, il cronista innamorato pazzo della sua Chieti

26 Luglio 2015

I personaggi della teatinità. Dai suoi memorabili pezzi sul Venerdì Santo alle 8mila firme per la De Meis. Ecco chi è

CHIETI. Se esistesse un virus capace di rendere predominante su tutto il resto l'amore per il luogo dove sei nato, per il suo passato, il suo presente, i suoi luoghi e la sua gente, di certo il personaggio della mia odierna vetrina risulterebbe invaso dalla cima dei capelli alla pianta dei piedi: parlo di Giampiero Perrotti, per anni giornalista capo della redazione teatina de Il Tempo. In quella veste, che ho conosciuto bene per essergli stato a lungo a fianco, ha combattuto tutte le possibili battaglie in nome e in favore di Chieti, senza mai fare calcoli opportunistici per cedere o dare spazio a interessi diversi da quelli che credeva fossero della città e dei suoi abitanti. Per tanti anni è stato testimone attento e corretto di quanto accadeva in città, evitando speculazioni ed anche spettacolarizzazione degli eventi. Non amava la cronaca nera ma quando si trattava di raccontare gli eventi cittadini destinati a lasciare traccia era inarrivabile nelle sue cronache. Memorabili sono i suoi articoli dedicati alla processione del Venerdì Santo. A dargliene atto è stato, proprio sulle pagine del Centro, il governatore dell'Arciconfraternita del Sacro Monte dei Morti Giulio Obletter quando dichiarò che «le parole più belle scritte sulla processione sono quelle del giornalista e confratello Perrotti».

"Più ancora di qualsiasi altra ricorrenza è la processione del Cristo Morto che a Chieti scandisce e segna il trascorrere degli anni, il succedersi delle generazioni, il tempo del vivere e del morire". Ma ci sono altre bellissime parole scritte sempre per la processione del Venerdì Santo che dimostrano qual è il rapporto di Giampiero con il luogo dove è nato e vive: «Si coglievano, o solo si intuivano, nei volti che sono la fotografia della tua città, dolori manifestati o pudicamente celati, speranze cullate o svanite, miserie gridate o nascoste. E' sfilata la processione, ha fatto ala, silenziosa, la gente. Ma tra coloro che portavano a spalla i simboli e i fedeli non c'era separazione, se non fisica. E', quello del nostro Venerdì Santo, un rito collettivo che opera il miracolo della simbiosi tra che va in corteo e chi vi assiste, facendo degli uni e degli altri gli attori di un comune atto di fede». Un rapporto non solo di evidente amore, ma di profonda conoscenza di quell'andare del tempo che per tanti anni ha saputo raccontare.

Chiusa la parentesi giornalistica non ha certo avuto termine il suo impegno in favore della città, anzi si può dire che, libero da ogni impegno e condizionamento, si è ancora di più sviluppato. Infatti oggi Perrotti è il coordinatore di un comitato cittadini che già nel suo nome spiega tutto quello che c'è da spiegare. Si chiama infatti: Comitato Cittadino per il rilancio e la salvaguardia di Chieti. Più chiari di così, per motivare la scelta di unirsi insieme, non si poteva essere. Il Comitato è riuscito a dare sostanza e forza alla volontà dei cittadini di Chieti di partecipare alle scelte che riguardano l'antica Teate, partendo dalla iniziativa di raccogliere firme per chiedere il ritorno alla Biblioteca De Meis al centro della città. Ben 8.050 le adesioni raccolte, portate all'attenzione delle istituzioni per far pesare la volontà dei cittadini e dare seguito alla ricerca di partecipare alle scelte. Quanto avvenuto è destinato a rimanere nella storia della città. E quella della De Meis non è che la prima sfida del Comitato impegnato a questo punto non solo a far si che la Biblioteca torni al centro, nella ex Caserma Bucciante, ma anche a far di tutto perché si realizzino i progetti che riguardano il già citato ex Ospedale Militare, l'altra caserma dismessa, la Berardi e tutti i contenitori ora vuoti che, recuperati, potrebbero avere effetti positivi sul livello di vita della città. Perrotti di questa svolta cittadina importantissima è uno degli attori più accreditati, come lo è stato e lo è in varie situazioni che hanno riguardato la città e le sue istituzioni, abituato com'è a rispondere presente ad ogni appello che parte dalla antica Teate, spinto da quel virus che, si può dire, da sempre lo possiede. E per una volta la febbre che genera è davvero benedetta. «Se a Chieti non ci fosse un personaggio come Giampiero Perrotti- chiudo con questa battuta finale di Teresio Cocco - nell'interesse di tutti, bisognerebbe inventarlo».