Perseguita l’ex fidanzata anche in chiesa

Condannato a 7 mesi un uomo di 41 anni che terrorizzava la segretaria di un avvocato: «Ti sparo in testa e vado in galera»
CHIETI. Perseguitava l’ex fidanzata anche quando lei andava in chiesa. Non si era rassegnato alla fine della loro storia e la minacciava di continuo: «Ti spacco la testa, ti taglio la gola, tua madre piangerà a Natale la tua morte». R.V., 41 anni, è stato condannato a 7 mesi di reclusione per stalking: giovedì scorso la Corte d’appello dell’Aquila (giudice relatore Laura D’Arcangelo) ha confermato la sentenza di primo grado, concedendo però all’imputato la sospensione della pena. La vittima, ora 42enne, è la segretaria di un noto avvocato del foro teatino. I fatti sono avvenuti tra Chieti, Pescara e Francavilla.
LA DENUNCIA. È la fine del 2009 quando la donna, esausta, denuncia tutto. «Ho conosciuto R.V. nel 2002: 4 anni dopo la relazione è diventata stabile», mette a verbale davanti alla polizia. «Il nostro rapporto è cominciato a deteriorarsi perché, molto probabilmente, io avevo trovato un’occupazione stabile come segretaria di uno studio legale, mentre lui svolgeva lavori saltuari. Al tempo stesso ho notato che il mio fidanzato frequentava persone poco raccomandabili. La conferma definitiva è arrivata quando è stato arrestato per reati legati al mondo della droga. Durante la relazione, a volte è stato violento nei miei confronti, sino ad alzare le mani, ma per amore non l’ho mai denunciato».
L’INCUBO. «Il nostro rapporto», prosegue la vittima, «è definitivamente cambiato dopo il suo arresto. Abbiamo avuto discussioni frequentissime perché io gli chiedevo di cambiare vita e di non frequentare certe persone, ma lui diceva che dovevo farmi i fatti miei. Come se non bastasse, spesso tornava a casa ubriaco e drogato. La situazione è diventata ingestibile finché, il mese scorso, ho deciso di interrompere il rapporto e di andare a vivere da sola».
LE MOLESTIE. «Sono cominciate da subito con insistenti e quotidiane telefonate: cercava di ricucire il rapporto. Dopo diversi incontri chiarificatori che non hanno sortito effetto, io non volevo più vederlo. Così ha iniziato a minacciarmi con frasi del tipo: “Mi hai fatto arrestare tu, ti sparo in testa, anche se vieni con i carabinieri non ho paura, prima ti ammazzo e poi vado in galera di nuovo”. Mi sono spaventata a tal punto da chiedere ospitalità a casa di amiche. Non sapendo dove mi trovassi, R.V. ha persino contattato la mia famiglia. Nei giorni successivi sono proseguite le minacce: mi ha intimato di lasciare Pescara entro 24 ore, in caso contrario mi avrebbe ammazzata». Qualche mese dopo, la segretaria è stata costretta a presentare una seconda denuncia: «Nel periodo di Natale ho deciso di andare a casa di mia sorella, vicino Milano, per riacquistare un po’ di serenità e trascorrere le vacanze. Il 31 dicembre, mentre ero dentro l’appartamento, ha citofonato R.V. chiedendo a mio cognato di scendere in quanto doveva parlargli. Pretendeva che tornassi con lui e che ritirassi la denuncia».
SEGUITA ANCHE IN CHIESA. L’episodio più significativo è avvenuto qualche giorno dopo. «Mi trovavo sul sagrato della chiesa di Sant’Alfonso a Francavilla: ero stata invitata a un battesimo ed ero in compagnia di un avvocato che lavora nel mio stesso studio. All’improvviso è arrivato R.V., che ha iniziato a gridare: “Cosa ci fa quello vicino a te?”. Quindi ha minacciato l’avvocato: “So chi sei, so come trovarti. Io ti ammazzo, bada a come ti comporti, ti rovino”. Poco dopo, lui è andato via e noi siamo tornati dentro. Trascorsa mezz’ora, anche R.V. è entrato in chiesa. Poi mi ha atteso fuori, insieme a un’altra persona, seduto davanti a un bar. A quel sono tornata a casa, senza partecipare alla festa, perché temevo che potesse continuare a seguirmi».

