Perseguita una sedicenne e il fidanzatino: a giudizio

2 Luglio 2019

Un lancianese di 27 anni finisce nei guai: si presentava a scuola della ragazzina Poi ha iniziato a tempestarla di messaggi, pedinandola e tentando di speronarla

LANCIANO. Doveva essere sua ad ogni costo. Così i «no» della 16enne oggetto del suo desiderio si sono trasformati in messaggi intimidatori e appostamenti. Ora sarà il processo a chiarire cosa è accaduto tra S.S., 27enne lancianese, difeso dall’avvocato Sandro Mammarella, e una minorenne assistita dall’avvocato Paolo Sisti. Il giudice per le udienze preliminari Giovanni Nappi ha infatti rinviato a giudizio S.S., accusato di stalking, fissando il processo al 7 aprile 2020. L’avvocato Sisti si è costituito parte civile e ha chiesto un risarcimento dannidi 10.000 euro.
I fatti per i quali il ragazzo sarà processato sarebbero avvenuti dal marzo 2017 fino a gennaio 2018. In questi mesi S.S., dopo i ripetuti rifiuti a parte della ragazza, che era fidanzata, avrebbe trasformato l’amore in ossessione, perseguitando la 16enne con messaggi, appostamenti all’uscita di scuola e pedinamenti. Avrebbe minacciato anche il suo fidanzatino. La ragazza, stanca e spaventa, si è rivolta alla polizia del commissariato di Lanciano che ha svolto le indagini coordinate dal procuratore capo Mirvana Di Serio. Da queste sarebbero emersi centinaia di messaggi in cui S.S. le diceva che era la sua vita, che «lei era solo sua», che «non doveva fare la scema». Lui si presentava con prepotenza all’uscita di scuola per costringerla a dargli ascolto. Lei cercava di non restare da sola, andava con le sue amiche e col fidanzato. Ma quando la vedeva col fidanzato, S.S. si arrabbiava ancora di più. A tal punto, sostiene l’accusa, da iniziarsela a prendere anche con lui, che riteneva essere la causa di questo amore non corrisposto. Avrebbe così mandato messaggi al fidanzato dicendogli che non doveva mettersi con la ragazza, che aveva pagato una persona che lo avrebbe picchiato, che conosceva già la sua macchina. Ma l’adolescente ha deciso di rivolgersi alla polizia quando S.S. ha inseguito l’auto su cui era con il ragazzo, ha cercato di speronarla e i due si sono salvati solo perché si sono rifugiati nel parcheggio del commissariato. L’avvocato Mammarella cercherà di smontare le accuse, dimostrando che c’è stato sì un corteggiamento da parte del 27enne ma che a questo non sono seguiti comportamenti violenti o atti persecutori.