Perseguitata dall’ex della sorella uccisa

L’accusa: dopo la storia finita in tragedia, un 38enne teatino trasforma il matrimonio in un incubo per la nuova compagna
CHIETI. Se non fossimo davanti a una storia di violenza e dolore, si potrebbe affermare che l’ultima inchiesta della procura di Chieti su un caso di atti persecutori farebbe invidia a una puntata di Beautiful. Ma qui non ci sono attori, né parti da recitare: c’è solo il dramma di una donna che, dopo aver sposato l’ex fidanzato della sorella uccisa a coltellate da uno spasimante respinto, si è trovata lei stessa prigioniera di una spirale di minacce. Per mano dell’uomo che, superato il dolore per quella relazione tragicamente interrotta, le aveva giurato amore eterno, salvo poi trasformarsi, secondo le accuse, in un marito geloso, possessivo e iracondo. Al punto tale che il giudice Luca De Ninis, dopo le indagini dei carabinieri, ha ordinato a M.C., teatino di 38 anni, indagato per stalking e violazione di domicilio, di non avvicinarsi più alla donna, che ha già chiesto la separazione.
L’ANTEFATTO
Per riepilogare tutto, però, bisogna tornare indietro al 2019. M.C. inizia a frequentare Aliona Oleinic, 33 anni, originaria della Moldavia. I due si conoscono all’interno di un locale, cominciano a uscire insieme, si presentano alle rispettive famiglie. I problemi cominciano quando un albanese di 27 anni, Roland Bushi, si invaghisce di Aliona. Lei lo respinge, ma lui non vuole sentire ragioni. Finché, il 3 settembre di quello stesso anno, la attende all’esterno della sua abitazione di Francavilla al Mare e le sferra undici coltellate. Aliona muore 45 giorni dopo all’ospedale Gemelli di Roma.
LA NUOVA STORIA
Il legame tra M.C. e la famiglia della ragazza moldava non si interrompe dopo la tragedia. Tant’è che nasce una storia d’amore tra il 38enne teatino e la sorella di Aliona. I due si sposano il 3 agosto del 2021. Ma, in base al racconto della donna, il rapporto coniugale è «breve e burrascoso, caratterizzato da liti, vessazioni verbali e talvolta fisiche causate dalla forte gelosia del marito e dal suo carattere irascibile e violento», scrive il giudice De Ninis. «Così, nel gennaio del 2020, la donna decide di avviare la procedura di separazione e cessare la coabitazione con il marito». Ma lui non accetta la fine della relazione.
LA DENUNCIA
Anzitutto, sempre in base alle denunce della presunta vittima, la molesta con numerose chiamate su Whatsapp, minacciandola con parole del tipo: “Te la faccio pagare”. Non contento, il 16 settembre scorso, la raggiunge anche sul luogo di lavoro, lanciandole contro un bicchiere, per poi inviarle una raffica di messaggi contenenti insulti. Ma c’è di più. M.C. prende in affitto l’appartamento che si trova al piano superiore rispetto a quello dove vive la moglie. Il 24 settembre lancia dal proprio balcone su quello della donna un barattolo di olive; il giorno successivo, la colpisce con una secchiata d’acqua. L’episodio più grave, secondo la ricostruzione dell’accusa, avviene il 27 settembre. M.C. sfonda a calci la porta d’ingresso della vittima, che non vuole aprirgli, «ingenerando in lei timore per la propria incolumità e per quella dei due figli minori nati da una precedente relazione», riassume il procuratore Lucia Anna Campo.
«PUò COLPIRE ANCORA»
«Pienamente attendibili», scrive il giudice De Ninis, «devono considerarsi le dichiarazioni della persona offesa – nonostante il potenziale conflitto d’interessi derivante dalla procedura di separazione – alla luce della loro coerenza e spontaneità, dei riscontri derivanti dall’intervento dei carabinieri, dall’ulteriore riscontro costituito dalle dichiarazioni della vittima ascoltata dalla polizia giudiziaria e dagli screenshot delle conversazioni Whatsapp che testimoniano il comportamento insistente e modesto dell’indagato». Secondo il giudice, dunque, «sussiste l’esigenza cautelare legata al pericolo di reiterazione di reati analoghi e di altri gravi delitti contro la persona, desumibile dalla palesa mancata accettazione della conclusione della relazione, aggravata dall’abituale abuso di alcolici».
L’ALTRA INCHIESTA
Durante l’interrogatorio di garanzia, M.C. – assistito dagli avvocati Alessandro Mascitelli e Italo Colaneri – si avvale della facoltà di non rispondere. Ma c’è anche un’altra inchiesta, in cui M.C. figura come persona offesa e la moglie (ormai quasi ex) come indagata per lesioni personali aggravate. L’uomo, infatti, l’ha denunciata: «Mi ha ferito al braccio con un coltello», ha raccontato. No, non è una puntata di Beautiful: è tutto raccontato negli atti giudiziari.
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