Perso il tampone di una malata di tumore

24 Aprile 2020

C’è chi ha scoperto di essere positivo al Covid dopo 18 giorni, l’esito dell’esame su un’anziana arrivato dopo il decesso

LANCIANO. Malata oncologica, 42 anni, ora con una polmonite, è in cura per coronavirus anche se non si sa se ce l’abbia davvero perché del suo tampone non c’è traccia da 9 giorni. Maria Teresa, 80 anni, è morta per il virus, scoperto solo dopo il decesso. Pietro ha saputo dopo 18 giorni di essere positivo al Covid mentre la moglie attende da 10 giorni l’esito del secondo tampone. Alcune operatrici sanitarie dopo 15 giorni hanno saputo di essere state contagiate e ora temono di aver attacco il virus a pazienti e familiari. C’è dolore, angoscia, rabbia nei racconti delle persone colpite dalla malattia e dai lutti. «Conosciamo le difficoltà e il dolore delle persone», dicono dalla Asl, «ma sono stati fatti talmente tanti tamponi che hanno superato la capacità di ogni laboratorio di lavorarli. Si sta smaltendo l’arretrato lavorando senza sosta».
Ma le spiegazioni della Asl non bastano ai malati. Traspare incredulità dalla storia che denuncia Alessandro Lanci, presidente di Nuovo Senso Civico: «Una mia amica, nonché attivista di Nuovo Senso Civico, 42 anni, malata oncologica, con i polmoni già compromessi per asma e cure, con febbre alta e ora una polmonite, è ricoverata in isolamento in ospedale. Da 9 giorni è sottoposta alle cure del Covid ma non ha l’esito del tampone e quindi i medici la stanno sottoponendo in maniera preventiva alla profilassi contro il coronavirus. Se il tampone è negativo, come speriamo, sarebbe stata sottoposta alle cure per il Covid-19, anche molto pesanti, inutilmente. Si fa prima un ospedale Covid che un tampone».
Maria Teresa è morta senza sapere l’esito del suo tampone. Portata prima in ospedale a Chieti con febbre e polmonite, senza tampone ma con una diagnosi priva di strumenti no Covid è stata riportata a Lanciano. I familiari dopo insistenze il tampone l’hanno ottenuto, ma l’esito è arrivato dopo la morte della donna.
Pietro ha scoperto di avere il coronavirus 18 giorni dopo il tampone, fatto, a seguito di richieste reiterate, perché la moglie era positiva: «Sto bene, che valenza ha un tampone fatto dopo 18 giorni?», si chiede, «mia moglie invece non può tornare a lavoro perché è in attesa da 9 giorni dell’esito del secondo tampone. Capiscono che così rischiamo anche il posto?».
C’è chi è dovuto restare a lavoro in ospedale pure con un tampone in corso: «Abbiamo continuato a lavorare perché senza sintomi Covid, pur avendo fatto il tampone, dobbiamo prestare assistenza», raccontano delle operatrici, «poi abbiamo scoperto che era positivo. Alcune di noi hanno lavorato altri 13 giorni, altri 15: i pazienti li abbiamo protetti ma a casa, nonostante le accortezze una carezza magari è scappata e così abbiamo visto ammalarsi i nostri familiari”.