Pescatore disperso nel crollo del ponte, appello della figlia: “Anticipate il dragaggio”

Nuovo messaggio della famiglia di Antonio Racanati (53 anni, disperso dal 2 aprile) dopo la notizia di possibili tracce nei fondali del Trigno
VASTO. Aspettare ancora venti giorni per sapere se e quando le macerie del ponte sul fiume Trigno saranno rimosse per la famiglia di Domenico Racanati, il pescatore disperso dal 2 aprile, a 53 anni, dopo il crollo del ponte, è una tortura. La figlia Angelica a nome di tutti i familiari ha chiesto per questo di anticipare il tavolo tecnico che la procura di Larino ha deciso di convocare per il 15 luglio. «Chiediamo di anticiparlo con la massima urgenza», scrive. «A oltre due mesi dalla scomparsa di mio padre riteniamo incomprensibile dover attendere ancora settimane prima che le istituzioni coinvolte si riuniscano per affrontare una situazione che avrebbe dovuto rappresentare una priorità assoluta fin dal primo giorno. Chiediamo alla Procura e a tutti gli enti competenti un segnale concreto e immediato».
Due giorni fa un magnetometro ha rilevato anomalie a 70 metri dalla foce del fiume e la procura di Larino ha spiegato che potrebbero essere causate da un corpo metallico. È forse la Fiat Bravo di Domenico. La procuratrice capo Elvira Antonelli ha dichiarato che il punto in cui il magnetometro terrestre in dotazione ai carabinieri forestali dell’Aquila ha rilevato le anomalie si trova non sotto la campata crollata del ponte, ma nel tratto terminale del fiume. A questo punto, diventa fondamentale il dragaggio del Trigno con l’impiego di adeguata strumentazione tecnica. Dragaggio che dovrebbe essere deciso il 15 luglio. «Fatelo prima», ripete la famiglia Racanati, «non chiediamo privilegi, ma attenzione, rispetto e tempestività. Siamo una famiglia distrutta dal dolore, costretta a vivere ogni giorno nell’incertezza e nell’angoscia di non avere risposte».
La figlia di Racanati ringrazia «le donne e gli uomini che continuano a lavorare nelle ricerche con professionalità, dedizione e umanità. Il nostro appello è rivolto a chi ha il potere di accelerare decisioni e procedure. Se il tavolo tecnico è chiamato a valutare le prossime azioni da intraprendere e a individuare soluzioni per proseguire le ricerche, non comprendiamo perché si debba attendere ancora. Dopo oltre due mesi, ogni giorno che passa è sempre più pesante», conclude la ragazza.

